Passeggiata all’Ex Macello

vista aerea Ex Macello Padova

Venerdì 23 settembre, alle 17.30, in via Alvise Cornaro 1, l’Assemblea per l’Ex Macello Bene Comune ed ESCA (Esplorazioni Speleologiche Cavità Artificiali) invitano ad una “Passeggiata all’Ex Macello” in compagnia dello speleologo Adriano Menin che condurrà i partecipanti lungo un percorso di scoperta e di memoria dell’area.

Sarà anche un’occasione per fare il punto sulla mappatura online in corso dei Beni Comuni a Padova.

Lettera 30 giugno 2022 Ex Macello

Da: Assemblea di riferimento dell’Area Ex Macello

A:  Dott.ssa Fiorita Luciano, Gabinetto del Sindaco; Assessora Francesca Benciolini; Assessore Andrea Colasio; Assessore Andrea Micalizzi.

RE: Dichiarazione d’Uso Civico e Collettivo del bene comune Ex Macello

Padova 30 giugno 2022

Gentile

vi scriviamo a due mesi e mezzo dal nostro ultimo incontro (in modalità videoconferenza), il giorno martedì 12 aprile pomeriggio e a oltre sei mesi dalla presentazione da parte nostra della Dichiarazione d’Uso Civico e Collettivo del bene comune Ex Macello. 

In questi mesi abbiamo avuto modo di condividere con le Assessore Francesca Benciolini e Marta Nalin le modalità di funzionamento della nostra assemblea e le informazioni di cui disponiamo sull’area, oltre (ripetutamente) alla progettazione che abbiamo realizzato e che dà forma ad un percorso partecipato realizzato nel 2019 e rinnovato nel 2020 e nel 2022.

Ci saremmo aspettati da parte del Comune una verifica sia della Dichiarazione presentata ed un’esplicitazione dell’iter di riconoscimento del bene comune da parte della Giunta, sia delle modalità con cui dar corso alla cura e utilizzo del bene. In data 20 maggio l’Assessora Francesca Benciolini ha comunicato (in occasione di un’assemblea della Rete Beni Comuni all’Ex Macello) la disponibilità di un Vademecum che orienta il lavoro dell’amministrazione in questo ambito: ovviamente, se possibile, saremmo interessati a conoscere questo testo.

In anticipo rispetto all’incontro del 12 aprile, avevamo anche proposto di coinvolgere una parte terza che possa assicurare i requisiti di trasparenza e qualità necessari a stabilire relazioni collaborative e durature fra il Comune e la comunità di riferimento e avevamo segnalato che i requisiti più indicati per tale figura potrebbero corrispondere all’esperienza maturata da una persona come Sergio Lironi di cui sono note le conoscenze e competenze in ambito urbanistico e di processi di coinvolgimento dei diversi attori territoriali. Non avendo ricevuto alcun riscontro, rinnoviamo l’invito a verificare insieme modi e tempi con cui si potrebbe impostare un percorso in tal senso.

Rinnoviamo inoltre la richiesta di poter prendere visione degli allegati (ALLEGATO P2 DELIBERAZIONE G.C. N. 101 DEL 12/03/2021) che riguardano l’Ex Macello relativi alla DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA COMUNALE N. 2021/0101 DEL 12/03/2021 in merito.

Rinnoviamo inoltre l’auspicio di poter accedere liberamente all’area (anche oltre le ore 19.00). 

Cordiali saluti

Assemblea di riferimento dell’Area Ex Macello

Assemblea pubblica del 20 maggio 2022 – Ex Macello via Cornaro Padova

A circa due mesi dalla promozione e sottoscrizione dell’ “Appello per l’approvazione della Dichiarazione di uso civico e collettivo e il riconoscimento dell’area dell’Ex Macello in via Cornaro a Padova come bene comune”, attraverso il quale con più di 1100 firme di cittadini, raccolte in una settimana, si è richiesto all’Amministrazione patavina di riconoscere l’Uso Civico e Collettivo dell’intera area dell’Ex Macello, l’Assemblea di riferimento dell’Ex Macello ha incontrato per 3 volte le Assessore Benciolini e Nalin, con l’obiettivo di riprendere un dialogo interrottosi a seguito dello sgombero avvenuto nel gennaio del 2020. 

Nonostante le Assessore abbiano manifestato piena disponibilità al dialogo e comprensione rispetto a quanto richiesto dalla Assemblea, gli incontri non hanno consentito, come avremmo pensato, di essere individuati come punto di riferimento, insieme ad altri attori, per procedere alla co-progettazione di quanto verrà realizzato nell’area.

Esiste un progetto, cui si è fatto menzione anche nella Commissione Congiunta (Politiche Turistiche e Culturali; Politiche di controllo e garanzie; Politiche del territorio, dell’ambiente e delle infrastrutture) del 4 marzo 2022 a valere su un bando pubblico (PINQuA – Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare), di cui non è stato possibile avere le specifiche tecniche né la tempistica, eventuale, di finanziamento e realizzazione; non è invece stato preso in considerazione il progetto (non esecutivo, ma intanto di proposta delle attività possibili) che vari soggetti, sin dal 2019, avevano presentato all’Amministrazione, prima dello sgombero, con lo scopo di avviare proprio una co-progettazione, fondata sulla partecipazione di tutti i soggetti che a vario titolo avrebbero potuto mantenere l’area viva e utile per tutte le persone del quartiere e non. 

Siamo inoltre stati messi al corrente che i settori competenti (Settore Cultura, Turismo, Musei e Biblioteche) stanno lavorando per portare in Giunta una delibera finalizzata ad identificare dei criteri per la identificazione dell’Ex Macello quale Bene Comune. Anche su questo processo, l’Amministrazione ha scelto di muoversi ignorando (o quanto meno,  non ci  è stata data evidenza del contrario) sia la letteratura giuridica in merito a “come” si individua un bene comune, sia i criteri che come Assemblea abbiamo indicato nella Dichiarazione di Uso Civico depositata presso gli Uffici Competenti del Comune in data 23 dicembre 2021

Abbiamo invece condiviso con le Assessore che almeno la parte praticabile del Parco dell’Ex Macello, quello antistante la Basilica, oggi usato per lo più come parcheggio (l’assenza di parcheggio costituisce un problema non secondario per l’ambiziosa progettazione PINQuA), possa restare nella fruibilità pubblica, essendo fino a ieri quell’area utilizzata soltanto da alcuni soggetti e preclusa ai più, secondo modalità gestionali che si possono definire almeno “poco trasparenti”. Pertanto, oggi l’Ex Macello resta aperto quotidianamente dalle 9 alle 19. 

Per riprendere il filo intorno a tutti questi aspetti; per confrontarci sulle varie esperienze di gestione condivisa di un bene, o di autogestione presenti in città; per individuare una strategia condivisa su come dare valore alla modalità di “uso civico e collettivo” come modalità possibile anche nella nostra città, vi invitiamo ad un incontro pubblico che si terrà Venerdì 20 maggio prossimo dalle ore 17 alle ore 19. Confidiamo per il confronto anche nella presenza all’incontro dei candidati Sindaci e Consiglieri alle prossime elezioni amministrative, cui rivolgiamo con questa lettera invito esplicito. 

Mappatura Collettiva degli spazi abbandonati a Padova

L’eterogeneo arcipelago dei Beni Comuni è da decenni, un tema di studio oltre che un orizzonte di pratiche collettive volte a mettere al centro del dibattito, le comunità e la cura dei territori. La sfida che in questo caso coincide con una domanda, è se queste pratiche possano contribuire a rendere più democratiche le democrazie, se la collettività possa dal basso alzare l’asticella del concetto stesso di partecipazione. In Italia si è assistito negli ultimi anni ad un intensificarsi di studi sul tema, esperienze come quella di Napoli (Asilo Filangeri) insegnano, fanno scuola e soprattutto tracciano un solco. L’uso civico e collettivo ampiamente sperimentato nella città partenopea e frutto di un processo di studio “aperto”, oltre che di formazione e ricerca è la messa in pratica di un ideale che invece di essere marginalizzato viene riconosciuto dalle autorità competenti.Viene quindi lasciato spazio alle comunità di autodeterminarsi e di cimentarsi con le pratiche decisionali che ritengono più opportune e aderenti al desiderio della comunità stessa.

Questo rappresenta ad oggi un unicum sul territorio nazionale.

Così facendo il concetto stesso di territorio inteso come l’insieme delle risorse naturali, sociali e fisiche oltre che delle persone che lo abitano e lo attraversano assume un aspetto centrale. I Beni Comuni nelle loro diverse declinazioni non rappresentano una bolla sospesa, una nicchia intellettuale incapace di interagire con l’ambiente circostante, al contrario si intrecciano indissolubilmente con tematiche che rimandano ad assetti più generali e complessi toccando interessi economici e dinamiche di potere all’interno dell’assetto democratico.   

A Padova è stato approvato un regolamento che tiene insieme alla regolamentazione, la pratica dell’uso civico e collettivo, riconoscendo, per ora, solo sulla carta, la possibilità agli abitanti di autogovernarsi e di gestire collettivamente un determinato spazio identificato dalla stessa comunità come un Bene Comune.

Il tema degli spazi è in questo caso dirimente poiché negli ultimi cinque anni si è assistito  progressivamente allo sgombero dei luoghi che in città garantivano la possibilità di una socialità svincolata da logiche commerciali e di consumo. Luoghi preziosi di cura, di confronto e di responsabilità verso l’altro. Spazi capaci di produrre un valore sociale che impatta sugli ambienti urbani, e non, in cui sono inseriti.  

Padova è una città che già presenta quasi il 50% di suolo consumato, la percentuale più alta in Veneto, che a sua volta è la seconda regione in Italia (Fonte Rapporto ISPRA 2021). Ciononostante la direzione continua ad essere quella di progredire nella cementificazione, come dimostrato dagli 11,15 ha di consumo di suolo tra il 2019  e il 2020. 

La scelta paradossale, quindi, è quella di continuare a consumare una risorsa naturale già compromessa invece di recuperare e rivalorizzare spazi già costruiti ed inutilizzati.

Inoltre, negli ultimi anni si è assistito, come si accennava in precedenza, alla criminalizzazione e allo sgombero di varie realtà che invece questo lavoro di recupero lo stavano facendo, utilizzando questi spazi per dare dei servizi alla comunità, talvolta anche andando a riempire dei vuoti e storture dell’amministrazione. E’ il caso, per citarne alcuni, della Clac in Ex-Macello e di Casetta Berta che si trovava in un edificio abbandonato alla regione.

Come Rete dei Beni Comuni, a fronte del percorso assembleare portato avanti nell’ultimo anno, abbiamo deciso di elaborare uno strumento digitale collettivo, pensato per mappare gli spazi abbandonati sul territorio. La prima ragione che ci ha spinto a concentrarci su questo progetto è perché crediamo sia importante avviare una discussione a livello cittadino riguardo agli spazi abbandonati e alla loro rivalorizzazione, con logiche che vadano aldilà del mero profitto economico. Per creare le condizioni necessarie affinchè questo processo possa svilupparsi al meglio, riteniamo che la disponibilità di informazioni create dal basso e liberamente accessibili sia un elemento fondamentale.

La mappatura vuole essere uno strumento in mano ai cittadini per prendere parte ai processi in atto nella città. Non solo segnalando i luoghi abbandonati, ma anche creando proposte per il loro recupero.

In questo senso, la mappa dei luoghi abbandonati vuole fungere da risorsa per tutte quelle realtà o que* singol* che vogliano avviare dei processi atti a restituire questi spazi alla Città e ai cittadini, avviando iniziative di gestione condivisa dal basso, individuando e animando quindi, dei nuovi “beni comuni”.

Infine, teniamo a specificare che la mappatura, per quanto ideata e realizzata dalla Rete come strumento pratico, è essa stessa un bene comune digitale, è pertanto aperta e a disposizione alla cittadinanza tutta. L’abbiamo immaginata come  un luogo di costruzione collettiva di conoscenza del territorio in cui si abita, liberamente gestito e fruito dalla comunità.  

La mappa è liberamente consultabile a questo link.


Con questo form potrai contribuire alla mappatura partecipativa degli spazi abbandonati a Padova. 

BENE COMUNE SI, BENE COMUNE NO

La natura di alcuni luoghi assume nel corso dei decenni una dimensione emotiva che trascende il tempo e lo spazio, in questi luoghi è possibile sentire, se ci si pone in ascolto, attento e profondo, l’eco dei passi che li hanno attraversati, la memoria trasuda dalle mura di pietra, gocciola tra le venature delle foglie e tra i solchi ruvidi delle cortecce di alberi centenari.

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Ex Macello bene comune: progettazioni e disattenzioni

Il 9 febbraio 2020, a tre settimane dallo sgombero dall’ex Macello di Padova effettuato dalle forze dell’ordine, su richiesta del sindaco, la comunità di riferimento per quell’area animò una giornata in Prato della Valle. In quell’occasione coinvolse centinaia di cittadini nella condivisione di opinioni riguardo ai quartieri e agli spazi pubblici di Padova e raccolse tramite circoli di ascolto e post-it colorati le loro idee per azioni e interventi. Alcuni andarono a commentare la progettazione per la cura e rigenerazione dell’area dell’Ex macello e del suo parco presentata alla giunta comunale nel 2019 e da allora disattesa. Come disattese rimasero le parole del Sindaco Giordani che pochi giorni dopo, il 13 febbraio, dichiarò che la Comunità per le Libere Attività Culturali (CLAC) avrebbe dovuto avere in futuro “un ruolo determinante nel progetto di ripristino dell’area”.

Il percorso di progettazione partecipata con la cittadinanza, articolato in tavoli tematici, era cominciato a luglio del 2019 e si era focalizzato su aspetti quali il parco didattico, la ristrutturazione partecipata degli edifici, l’avvio del Museo della storia dell’informatica, la Biblioteca. Una progettazione presentata insieme ad un video all’amministrazione (gli assessori Benciolini, Colasio, Lorenzoni, Micalizzi, Nalin) insieme ad una ventina di Manifestazioni di interesse (tra le quali anche quella di Labsus). Nessuna risposta.

Ma quella progettazione torna d’attualità oggi, a oltre due anni dallo sgombero, perché nel frattempo il Comune di Padova ha deciso di promuovere i “beni comuni” e gli “usi civici e collettivi” con un regolamento ad hoc approvato a ottobre 2021. E l’Ex Macello e la sua comunità di riferimento nel “bene comune” e negli “usi civici e collettivi” calzano a pennello. Vorrebbe quindi il regolamento che, di fronte ad una Dichiarazione di bene comune e di d’uso civico e collettivo come quella presentata per l’Ex Macello il 23 dicembre 2021, si attivasse un tavolo di co-progettazione dell’area aperto alla cittadinanza. Non è quello che ha fatto la giunta, ma un’ampia e molto qualificata raccolta firme (oltre 1100 in una settimana) promossa della locale Rete Beni Comuni ha riportato i riflettori su questa esigenza. 

“Faremo il progetto insieme” aveva dichiarato il Sindaco Giordani il 13 febbraio. Invece il progetto il Comune non ha dato alcun segnale di co-progettazione e ha pubblicizzato a mezzo stampa più volte una sua “mappa” dell’area funzionale ad un progetto per ottenere i finanziamenti messi a bando dal Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare (PINQuA). Il programma ha come obiettivo principale migliorare la qualità abitativa delle case pubbliche (case popolari). Il progetto del Comune, che riguarda la zona Stanga “Costellazione Portello” associa alle residenze tra via Moscardin e via Marzolo un piano per un Museo della scienza in via Cornaro: rimane poco chiaro come possa contribuire alla qualità abitativa di case popolari.

Ora la Dichiarazione d’uso civico, da un lato, e l’ampio sostegno ricevuto dall’appello al riconoscimento della Dichiarazione e dell’Ex Macello quale bene comune suggeriscono che la progettazione partecipata realizzata nel 2019 torni d’attualità. La presentiamo qui di seguito, insieme alle prime note che la comunità di riferimento ha apportato nel corso del 2021, anche a seguito del successo di pubblico che ha incontrato la mostra realizzata con una selezione delle macchine informatiche che dovrebbero trovare posto in un museo ad hoc proprio all’interno dell’area.

Ex Macello – Comunità di pratiche per la rigenerazione urbana

Indice

  1. Ideazione del progetto: CLAC – Comunità per le Libere Attività Culturali (2019) e Comunità Ex Macello (2021-22)
  2. Storia della CLAC e dell’Ex Macello
  3. Progetto per lo sviluppo partecipato dell’area dell’Ex Macello (2019)
  4. Piano delle attività
  5. Sostenibilità

1. Ideazione del progetto: CLAC – Comunità per le Libere Attività Culturali (2019) e Comunità Ex Macello (2021-22)

L’attuale comunità di riferimento dell’Ex Macello, l’assemblea che ha presentato la dichiarazione di uso civico dello spazio è il precipitato di tante esperienze che hanno animato e collaborato con CLAC associazione di Associazioni ambientaliste e culturali senza scopo di lucro, apartitica e aconfessionale, fondata a Padova nel 1975.   In continuità con quanto è stato sviluppato negli anni e tenendo conto della memoria storica dell’ex macello presentiamo il seguente progetto frutto di un percorso di progettazione partecipata svolto con la cittadinanza a partire da luglio 2019.

Scopo della Comunità è da sempre quello di fornire supporto ai concreti problemi sociali della popolazione attraverso attività di formazione, ricerca, condivisione di buone prassi e azioni di solidarietà, sempre volte a sottolineare principi di cooperazione e di sostenibilità. 

Tra i principali obiettivi che la comunità da sempre si prefigge vi sono la salvaguardia del Parco dell’ex Macello e la conservazione dei fabbricati che esso ospita. Questi obiettivi sono stati perseguiti nel corso degli anni dalle diverse realtà che hanno in diversi modi partecipato a salvaguardare l’area, in collaborazione con singoli e gruppi esterni sensibili ed interessati alla cura del territorio. 

Di particolare rilievo è la realizzazione, nella prima metà degli anni Ottanta del secolo scorso, di quello che fu forse il primo Parco Didattico per l’educazione ambientale realizzato in Italia, con proposte di visite guidate per gli studenti e corsi di formazione per gli insegnanti. 

L’attuale comunità di riferimento in piena continuità con la memoria storica del luogo ci tiene a sottolineare come in più di quarant’anni di attività si è vista da sempre impegnata su più fronti, la CLAC: 

– ha costituito una Biblioteca che conta oltre 20.000 volumi con sezioni su Ambiente e Cultura Veneta, Informatica (3000 volumi, di cui 1700 già catalogati), Patrimonio Internazionale nonché una sezione internazionale per l’infanzia, biblioteca che è stata riconosciuta dalla Regione del Veneto come Istituto di Interesse Locale in base alla Legge Regionale 05/11/1979 n. 82;

– ha raccolto strumenti scientifici storici, apparecchiature informatiche per il Museo Didattico di Storia dell’Informatica FMACU-UNESCO con l’intento di offrire supporto per una lettura corretta della storia e della funzione sociale dell’informatica; in relazione al Museo vanno considerati alcuni temi, anche economici, legati a:

a) movimentazione, immagazzinamento e/o smaltimento di tutto quello che non è funzionale per il Museo;

b) movimentazione e pulizia di quello che andrà esposto;

c) allestimento (arredamento, illuminazione….) delle zone espositive.

Attualmente il materiale è stivato su più piani nell’edificio T-est adiacente al planetario, nell’edificio ex-Scout su due piani, e frigo. Inoltre, ci sono 4 container riempiti durante lo sgombero 2020 presso i servizi e due presso l’ex Museo che non abbiamo mai potuto visionare. Sappiamo per certo che nei primi quattro ci sono alcune decine di pezzi importanti di grandi dimensioni. 

La “Mostra per il Museo…” ha avuto un successo importante con circa 1000 visitatori, abbiamo esposto circa 50 macchine. Ne abbiamo però già ora più di 300 quasi pronte che meriterebbero di essere esposte. La soluzione ideale per il “Museo…” permanente sarebbe ovviamente la Cattedrale. Un’ alternativa per spazi espositivi, magazzino, laboratorio di restauro potrebbero essere:

1) l’edificio ex-Museo di recente parzialmente restaurato, anche se di non facile utilizzazione visto la “foresta” di colonne al suo interno che ostacola gravemente l’allestimento;

2) l’edificio ex scout;

3) l’edificio ex frigo.

È indispensabile avere uno spazio che possa fare da magazzino di transito e laboratorio restauro, almeno finché non si arriva a far partire il Museo. 

– ha promosso e contribuito operazioni volte al recupero e alla salvaguardia delle opere  dell’uomo e della natura, in Padova e nel Parco dell’ex Macello, tanto quanto operazioni  rivolte alla salvaguardia del patrimonio culturale e al miglioramento delle condizioni di  vita nella città di Padova e ben oltre, con operazioni anche in campo internazionale, come  la promozione di siti di straordinario interesse antropologico tramite l’operazione Amici dei  Tesori del Mondo, la promozione del restauro degli edifici del Macello o il contributo  fondamentale che diede per la realizzazione della rete fognaria della città di Padova per la  creazione del Museo Civico e l’avvio del nuovo Archivio di Stato.  

2. Storia della Clac e dell’ex Macello

Il complesso dell’ex Macello di Via Cornaro, che occupa una superficie di circa 17.000 mq, è compreso tra il canale di S. Massimo a NNE, la cinta muraria a SSE e Via Alvise Cornaro ad Ovest. L’architettura del Macello nasce nel 1904 ad opera dell’architetto Alessandro Peretti, ingegnere capo dell’Ufficio dei lavori Pubblici, per rispondere all’esigenza di ammodernare il macello esistente, progettato da Giuseppe Jappelli e diventato ormai insufficiente agli 80.000 abitanti del Comune di Padova. 

Per garantire “la salubrità della zona” il Genio Civile impose una sopraelevazione di m. 1,5 dell’area tramite interramento […] utilizzando la terra prelevata dai terrapieni delle mura cinquecentesche fino a Santa Giustina e trasportata con carrelli che partivano da Porta Liviana su rotaie [Dal Piaz, 1989]. 

L’attività di macellazione, inaugurata il 7 settembre 1908, proseguì fino ai primi anni Settanta del secolo scorso, quando si assistette al suo definitivo trasferimento nel nuovo impianto di Corso Australia avvenuto nel 1975. È di questi anni (autunno ’72) il recupero, a opera del Club Sommozzatori Padova, di tre piroghe dal Bacchiglione […] ciò offrì l’occasione […] di scoprire il grande Parco che circonda gli edifici e che, per l’abbandono, stava ritornando allo “stato naturale” (Il Gazzettino 17/11/1971). 

Nella primavera dell’anno seguente il WWF riuscì a farsi ospitare nei locali superiori della stalla degli ovini e diede inizio, in collaborazione con alcuni professori universitari di Padova e con altre associazioni naturalistiche e culturali, ad una campagna di sensibilizzazione con proposte di  destinazione a Parco Didattico dell’area verde con primi interventi di pulizia del Parco stesso. 

Il proliferare delle attività attorno a questa iniziativa e la necessità di collegarle e coordinarle, determinò la costituzione nel settembre del ’73 di un comitato promotore per la fondazione di un’Associazione di Associazioni denominata Comunità per le Libere Attività Culturali, che si proponeva l’unione delle associazioni culturali, nonché il recupero e l’utilizzo dello spazio e dei  fabbricati dell’ex Macello (COMITATO PROMOTORE PER LA C. L. A. C., 1973) [Dal Magro].  

Dal 1974 in poi si susseguirono proposte e richieste ufficiali da parte della CLAC alle autorità competenti per l’utilizzo dei locali e la salvaguardia dell’area, da destinarsi ad attività culturali. Ciò indusse la Giunta Comunale a proporre un concorso di idee “per il recupero e la ristrutturazione dell’area Ex Macello affinché venga destinata ad attività culturali e per l’esercizio delle funzioni svolte dalle varie associazioni culturali democratiche operanti nelle città, prevedendo la salvaguardia delle alberature esistenti” (Comunicato stampa del Comune, 18/6/77). Nonostante ciò poco dopo si dovette assistere, a opera dello stesso Comune, alla distruzione del locale per la lavorazione delle trippe per adibirlo a deposito degli automezzi delle pompe funebri (Il Gazzettino, 09/08/1977); parte dello stesso edificio, più precisamente l’ala nord, a causa dell’incuria e  delle gallerie scavate nel suo sottosuolo dai ratti richiamati dall’attività di macellazione, crollò (Il  Gazzettino, 08/09/1977). 

Nello stesso anno si assistette anche alla prima assegnazione ufficiale di uno degli edifici limitrofi all’area a scopi culturali; l’edificio del 700 situato sopra il ponte delle Gradelle, ospitò la sede dell’Associazione Comitato Mura di Padova, che era rappresentato dalla CLAC (Il Gazzettino, 12/08/1977), la quale poté così continuare la sua attività di salvaguardia della stessa area. 

Nel 1976 la CLAC fu in prima fila nel richiedere con forza all’Amministrazione Comunale di allora l’istituzione della Consulta dell’Arte della Cultura e dello Spettacolo (Giornale del Veneto,11 marzo).  Richiesta accolta dal Consiglio Comunale, con ampio riconoscimento delle forze politiche, due anni dopo (D.C.C. 586 del 27 agosto 1978). 

La sensibilizzazione dell’opinione pubblica spinse, l’anno seguente (’78), le autorità a prendere posizione  sulla destinazione dell’ex Macello; nell’area venne limitato l’accesso al pubblico per la pericolosità degli  edifici e degli alberi e venne approvato un progetto del Consiglio di Quartiere n. 1 “Centro Storico”, di  sistemazione della alberatura che previde l’abbattimento delle piante secche e la potatura di quelle  viventi con eliminazione dei rami pericolosi […]; queste operazioni furono eseguite in presenza di  esperti dell’Università e dell’Ispettorato Forestale dello Stato che rappresentarono il primo nucleo di  una Commissione per il Verde pubblico […] I lavori programmati furono portati a termine  nell’anno successivo (1980), quando si assistette anche all’ingresso ufficiale della CLAC, con  “Lettera di incarico” del Sindaco Merlin, nei locali della attuale sede [Dal Magro]. 

Gli anni successivi videro fiorire svariate attività della CLAC, tra cui quelle del Gruppo Speleologico 

Padovano insediatosi nel 1981, con le sue ricerche in grotta e nella cerchia di mura rinascimentali della città, protrattesi sino ai nostri giorni in collaborazione col Comitato Mura di Padova e col Comune di Padova (progetto Padova Sotterranea, ufficializzato e presentato in Comune nel 2008 – Giunta Zanonato, Ass.re Boldrin). 

Nel periodo che va dal 1984 al 1986 la CLAC, in collaborazione con il Comune e il Comitato Mura di Padova e l’Istituto Edile Professionale di Camin (PD), portò a termine il restauro della sala di macellazione bovini – oggi detta anche cattedrale o, più propriamente, basilica – per destinarla ad esposizioni dell’ex sala macellazione ovini che iniziò il recupero del cosiddetto Corpo a T (Il  Mattino di Padova, 15/04/1988), ad oggi sede del Planetario. 

Nello stesso anno la Regione Veneto riconobbe la CLAC tra le istituzioni regionali di maggior rilevanza culturale e la sostenne con un contributo annuo. 

Nel 1986 l’intera area venne quindi inclusa negli elenchi previsti dall’art. 2 della legge 29/6/39 n.  1497 che la dichiarava vincolata in quanto zona di notevole interesse pubblico [L 1497]. Grazie alle attività di scambio culturale con l’estero e alle iniziative interne delle diverse Associazioni  l’area si arricchì negli anni seguenti di strutture uniche nel loro genere per il territorio padovano: un orto  biologico (1980), una ricca biblioteca con più di 5.000 volumi riguardante in particolare cultura e  ambiente del Veneto, un planetario (1982), la camera iperbarica (1983), un telescopio (1986), due stagni  (198586), un essiccatoio solare e un settore a forma di spirale in mattoni per le erbe aromatiche (1987);  vennero inoltre ristrutturate le coperture di alcuni edifici come lo svuotatoio ventricoli e l’edificio per la  lavorazione delle carni vicino al ponte delle Gradelle. 

Prese così pian piano corpo la realizzazione del programma proposto dalla CLAC e dalle associazioni  ambientaliste consociate di creare in tale area un Parco ecologico-didattico, aperto al pubblico e con  visite guidate […] E’ proprio in quest’ottica che il Parco venne lasciato il più possibile allo stato naturale;  gli interventi si limitarono allo sfalcio e all’introduzione di vegetali tipici della pianura veneta prendendo  come modello la flora caratteristica del “Bosco Olmè” di Cessalto (TV) con l’aiuto e il sostegno di  esperti in Botanica dell’Università (Il Mattino di Padova, 03/09/1987). 

Mentre negli ultimi anni l’ex Macello arricchì ulteriormente la sua dotazione con una serra biotermica (1991), una doccia solare (1991) e una biblioteca internazionale per l’infanzia dotata di 5.000 volumi, il Laboratorio Culturale della CLAC e l’area dell’ex Macello vennero dichiarati e tutelati come  Tesoro del Mondo nell’ambito del decennio Culturale 1988-97 dell’UNESCO (Dakar 1991) (Il  Gazzettino, 10/07/1991). 

Nel febbraio del 1993 la CLAC e il Club UNESCO di Padova ottennero l’incarico di gestire la Segreteria Internazionale della stessa operazione “Amici dei Tesori del Mondo” e di organizzare il primo seminario di formazione sull’argomento (Il Mattino di Padova, 18/05/1993) [Dal Magro] e [Willings]. 

Negli ultimi 15 anni, numerosi sono stati i tentativi da parte della CLAC di instaurare una buona collaborazione con le Amministrazioni Comunali, presentando più di un progetto di manutenzione e rigenerazione del Parco Boschivo Didattico, fino a presentare un’ufficiale richiesta di adozione del parco nel 2013, rinnovata con una nuova proposta nel 2016. Le risposte, quando ricevute, sono state positive; ciononostante, le uniche operazioni effettuate dal comune hanno danneggiato e alterato l’ecosistema presente.  

A causa della mancata manutenzione del verde, l’area del parco viene dichiarata inagibile e le attività delle associazioni li presenti sono costrette ad essere interrotte.   Nel corso del 2019, anche grazie all’ingresso di nuove Consociate si decide di coinvolgere la cittadinanza attraverso un processo di progettazione partecipata per la rigenerazione e riqualificazione dell’area stimolando una ri-progettazione dal basso dell’area.

3. Progetto per lo sviluppo partecipato dell’area dell’ex Macello (2019)

Contesto e metodologia

Dal 2019 il patrimonio storico e culturale della CLAC si è innestato con nuova energia  su istanze contemporanee. La Comunità è interdipendente con il territorio che la circonda così come con il tessuto urbano in cui è inserita. L’area dell’Ex Macello oltre ad avere al suo interno un parco boschivo raro e prezioso per un centro urbano è anche ponte naturale che unisce due quartieri: Portello e Forcellini. Queste caratteristiche, permettono di pensare a questo luogo come punto di riferimento per gli attori sociali che vivono nei quartieri limitrofi, costituendosi come spazio in cui sperimentare una socialità inclusiva e partecipata.  

L’assemblea di riferimento si propone di gestire, in collaborazione con l’Amministrazione, un progetto di ripristino delle aree verdi e delle strutture architettoniche mediante cantieri e laboratori formativi partecipati, riprendendo il modello adottato con successo di coinvolgimento della scuola edile e associando artigiani che possano svolgere attività di formazione sul campo coinvolgendo giovani e soggetti svantaggiati. 

Il modello proposto inoltre vuole configurarsi come antitesi rispetto al modello “Navigli”, offrendo una proposta aggregativa che implichi la partecipazione attiva di tutti gli attori sociali che abitano i quartieri coinvolti e proponendo agli studenti di diventare attori e non solo fruitori dell’offerta culturale che verrà costruita a partire dallo scambio di competenze e saperi con i residenti del quartiere in un’ottica intergenerazionale. 

Oltre alla cittadinanza, verrà incoraggiata la partecipazione delle ONP di Padova e delle reti formali e informali già attive sul territorio, che operano in campi attinenti al progetto, attivando un sistema attraverso il quale all’offerta di competenze e beni corrisponda la possibilità di usufruire di prodotti e servizi da parte della Comunità. 

Il coinvolgimento di persone in stato di fragilità sociale non intende essere di tipo assistenzialista ma, piuttosto, mutualista: ci si propone di coinvolgere direttamente tutti i cittadini interessati alla rinascita dell’Ex Macello dando la possibilità di apportare il proprio contributo, mettendo a frutto le proprie capacità e rendendosi protagonisti e responsabili del progetto complessivo. 

Proposta e pratica progettuale

A seguito di numerose assemblee, la CLAC ha organizzato una giornata (19 luglio 2019) di scoperta dell’Ex Macello durante la quale oltre a raccontare e restituire la storia di questo luogo, è iniziato un percorso di progettazione partecipata con la cittadinanza. Ci si è organizzati in gruppi di lavoro  orizzontali, ai quali hanno partecipato tecnici ed esperti a fianco a membri della Clac e cittadini che  hanno messo a disposizione le loro competenze, con l’obiettivo di permettere alle persone di esprimere  liberamente le proprie necessità, immaginando insieme e confrontandosi sulle possibili attività e  modalità di gestione degli spazi dell’Ex-Macello, partendo da un progetto di restauro conservativo degli  stessi, da sviluppare in collaborazione con l’amministrazione. 

A seguito di questa prima giornata aperta, si è avviato uno studio di fattibilità e di ricerca rispetto alla possibilità di realizzare concretamente l’idea complessiva emersa dai tavoli di lavoro. 

[2021: A seguito dello sgombero, avvenuto il 15 gennaio 2020 (dopo aver precedentemente sottoposto all’amministrazione questo progetto) il percorso di partecipazione dal basso non si è fermato, nonostante la mancanza di una sede e la recente pandemia di Covid 19, la comunità ha continuato ad incontrarsi e a sviluppare l’idea di un uso civico e collettivo per l’area dell’ex macello.]

4. Piano delle attività

Il progetto di recupero sarà articolato in varie fasi che prevedono una costante partecipazione al processo da parte della comunità:

Fase 1

− Lancio di una campagna di crowdsourcing civico con l’obiettivo di raccogliere le risorse e i fondi che permettano il restauro della palazzina, che avverrà contemporaneamente alla necessaria messa in sicurezza del parco con la liberazione dei passaggi e la ri-catalogazione delle piante. 

− Attivazione di un laboratorio permanente di progettazione partecipata che coinvolga la Clac, la cittadinanza e l’ente pubblico, finalizzata alla partecipazione a bandi per la creazione di un’isola verde nel cuore di Padova, modello di sviluppo circolare e comunitario. 

− Messa in sicurezza e messa a norma della palazzina tramite il coinvolgimento di professionisti esperti di auto-recupero e cantieri partecipati e spostamento temporaneo delle attività nella stalla suini. 

− Avvio di collaborazioni con aziende no profit e for profit che si occupano di recupero di scarti, invenduti e rimanenze. 

− Organizzazione di iniziative culturali ad ampio spettro e attività laboratoriali, sulle tematiche del riciclo e dell’economia circolare che prevedano il coinvolgimento delle associazioni del quartiere, degli studenti e dei residenti. 

− Creazione del Salottino Musicale: un appuntamento bisettimanale dove far ascoltare la musica e puntare alla divulgazione dei generi indipendenti e la promozione di giovani artisti attraverso la convivialità.  

− Attività di catalogazione del materiale librario e informatico, per ripristinare le biblioteche e il Museo della storia dell’informatica. 

Fase 2

− Manutenzione di tutta l’area verde, riapertura del parco didattico e restauro dello svuotatoio ventricoli. 

− Allestimento di una cucina industriale, di un laboratorio di trasformazione, di una falegnameria, di una sartoria, di una ciclofficina e di un’officina per la riparazione di elettrodomestici e servizio di noleggio attrezzi per il fai da te artigianale, di una sala prove insonorizzata, di uno  spazio co-working artistico-artigianale-teconlogico e di spazi espositivi. 

− Allestimento di una biblioteca per l’infanzia che preveda anche uno spazio artistico-ricreativo e un’aula studio per studenti medi e universitari.  

− Avvio di un laboratorio di permacultura per la progettazione di un orto sinergico a scopo didattico. 

− Rimessa in funzione del mulino e predisposizione di un progetto di fattoria didattica. − Organizzazione costante di laboratori artistici, di auto-produzione e recupero, di iniziative culturali, musicali e performative promuovendo progetti nati nel co-working e mettendoli in connessione con esperienze esterne all’avanguardia. 

Fase 3

− Ripristino completo del parco boschivo, il quale oltre che ad essere un naturale luogo didattico, renderà possibile implementare un sistema circolare di riciclo e riuso del materiale di scarto. − Organizzazione di un mercato settimanale di piccoli produttori, artigiani e artisti dove verranno distribuiti anche i prodotti realizzati in loco. 

− Uno spazio sarà adibito a free-market: luogo dove chi ha qualcosa che non utilizza può regalare e chi ha bisogno può prendere senza scambio di denaro. 

− L’area di co-working interdisciplinare permetterà lo scambio di competenze tra gli attori interni e chi svilupperà temporaneamente il proprio progetto all’interno della comunità. Il co-working sarà aperto anche a realtà associative, micro-imprenditoriali e nell’ambito della ricerca. − Programmazione culturale annuale. 

Fase 4

− Restauro di altri stabili e creazione del “parco informatico”. 

− Organizzazione di scambi internazionali (attraverso il programma Erasmus +) e coinvolgimento ìdi volontari SVE e di Servizio Civile. 

− Creazione di percorsi turistici naturalistico-culturale-scientifici. 

Risultati attesi

Il luogo diventerà un parco interattivo che dimostrerà con le pratiche che nuovi modelli di sviluppo in sintonia con l’ambiente, con gli abitanti del territorio, che producono valore sociale e comunitario sono possibili e costituiscono un’alternativa al modello economico dominante che produce spreco, inquinamento e abbassamento dei diritti dei lavoratori.  

Un luogo in cui si autoproduce, si recupera e si trasformano gli scarti del sistema industriale; un luogo in cui verrà offerta ai cittadini e ai frequentatori dello spazio la possibilità di partecipare e entrare a fare parte della comunità formandosi negli ambiti per i quali sente di avere più talenti.  Si offrirà uno spazio di aggregazione nel quale creare relazione attraverso la produzione di arte, artigianato, musica, cultura e fruire di ciò che la comunità nel suo insieme produce. Un luogo dove si promuova il valore dell’autodeterminazione del territorio attraverso proposte per azioni concrete di presa di cura collettiva dello spazio. Un incubatore dove mettere in pratica modelli sostenibili per il futuro. Il parco sarà un hub culturale e professionale dove sperimentare nuove tecnologie e permettere a chiunque di mettere in pratica le proprie competenze.  

La vocazione del progetto è quella di creare nuove professionalità, con spinta all’autoimprenditorialità, sui temi dell’economia circolare: numerosi studenti e soci delle associazioni partecipanti avranno la possibilità di mettere in pratica a livello lavorativo progetti avviati per cercare di portare un cambiamento nella tutela dei diritti della terra, delle persone, delle popolazioni. 

In ambito artistico, si darà spazio alla produzione e fruizione culturale “dal basso” capace di creare una comunità di riferimento. Questo si traduce nell’utilizzo degli spazi interni ed esterni con cadenza regolare, da parte di giovanissimi e non all’inizio dell’attività artistica per mostrare o performare le loro opere. Spesso chi inizia un percorso creativo non riesce a trovare spazi dove poter confrontarsi con il pubblico per via di costi elevati o della richiesta di avere già un certo numero di fan. L’Ex Macello, volendo rappresentare inclusività e apertura, potrà offrire gli spazi per potersi esprimere a giovani artisti, nei più svariati campi: musica, fotografia, pittura, scrittura, teatro ecc.., così da poter presentare i propri lavori attivando sia la comunità del Portello che la propria rete relazionale, fungendo infine da ulteriore volano di promozione della rigenerazione dell’area. 

Persone in stato di fragilità sociale saranno coinvolte nelle attività alla pari di tutti gli altri partecipanti e nella predisposizione del progetto si farà molta attenzione a trovare soluzioni per rendere ogni attività massimamente inclusiva. 

L’offerta delle varie realtà presenti nel parco sarà coordinata: il pubblico del planetario troverà un’offerta complementare in campo artistico-culturale-scientifico-naturalistico e un punto di ristoro.  La Clac potrà coordinare le proprie attività culturali con le mostre presentate in cattedrale, organizzando mostre combinate, concerti e performance in concomitanza con vernissage e finissage, dare spazio ad artisti emergenti e coinvolgere artisti già affermati. 

L’intera area sarà alimentata energeticamente anche da fonti rinnovabili. 

5. Sostenibilità

Nella FASE 1 la sostenibilità sarà basata su una campagna di crowfunding e da una programmazione di eventi e laboratori annuale. Si cercheranno finanziamenti specifici per ogni area di sviluppo della fase 2, attraverso attività di fundraising in relazione ai bandi disponibili. 

Tra la fase 1 e la fase 2 si valuterà la possibilità di innestare una struttura organizzativa diversa con una nuova natura giuridica. 

Dalla FASE 2 alla FASE 4 la sostenibilità del luogo si baserà sulle attività produttive svolte in loco a partire da scarti di produzione e materiali di recupero (in modalità up-cycling), dai mercati dei piccoli produttori, dalle attività laboratoriali e culturali, promuovendo e proponendo un sistema economico inclusivo che si possa basare anche sullo scambio di competenze, beni e materiali. Durante gli eventi sarà presente un punto ristoro a norma che verrà gestito nella forma di circolo culturale. Si proseguirà con le attività di fundraising e ricerca di linee di finanziamento a cui partecipare in forma congiunta con l’Amministrazione. 

Abbiamo identificato come possibili linee di finanziamento: 

− bando Culturalmente della Fondazione Cariparo; 

− bando Culturability e Funder 35 di Fondazione Cariplo; 

− fondi FESR e FSE; 

− fondi europei a gestione diretta (programma Urbact, Life, Erasmus+, Creative Europe); − bandi SIAE; 

− bando della Chiesa Valdese; 

− altre linee di finanziamento provenienti da fondazioni private o bandi ministeriali (es. Fondo Innovazione Sociale).

Grazie Mille (e Cento)

Care e cari, 

l’appello per il riconoscimento dell’area dell’Ex Macello di via Cornaro a Padova come “Bene Comune”, secondo quanto previsto dal Regolamento per i Beni Comuni del Comune di Padova, ha superato oggi le 1100 firme, dopo una sola settimana. 

Continueremo a perseguire un percorso affinché questa “domanda di partecipazione” diventi fattiva sollecitando il Comune a concorrere alla costruzione di un percorso attraverso il quale tutta l’area (e non solo parti residuali di essa, come oggi abbiamo letto sui giornali), e soprattutto il Parco Didattico, siano identificati come Bene Comune soggetto ad un uso civico e collettivo da parte di una comunità ampia e già esistente, che può crescere. 

Va sottolineato che quanto apparso negli articoli odierni non ci rassicura, né costituisce una “reale” apertura ad un dialogo con la Comunità di riferimento per l’area dell’Ex Macello. Vi sono almeno due elementi di criticità:

  1. la narrazione del processo da parte dall’Amministrazione, secondo cui il Regolamento sarebbe stato approvato dopo la presentazione del “progetto PINQuA”, lasciando intendere che le due cose fossero già inestricabilmente associate. Dunque non c’è alcuna volontà, se non per ragioni elettorali, di condivisione di un progetto sull’area.
  2. l’assunzione che il processo partecipativo sarà avviato, a cura di un ente terzo (immaginiamo modello “Ex Marchesi”?), con vari attori, tra cui l’Assemblea di riferimento dell’Ex Macello, di fatto sarà condotto/gestito e deciso dall’Amministrazione. Il Regolamento, a leggerlo rigorosamente, prevederebbe altro. 

L’Assemblea della Comunità dell’Ex Macello (composta  come noto dalla CLAC e da altre realtà associative partecipanti)  si riunirà a breve e, a seguito di questo incontro, vi renderemo partecipi del modo in cui si intende procedere. Ogni suggerimento e contributo è benvenuto.

L’Appello resterà ancora aperto, chi vuole potrà ancora diffonderlo come ha fatto oggi Italia che cambia: https://www.italiachecambia.org/2022/02/beni-comuni-ex-macello/

Uso civico e collettivo dell’Ex Macello

Qui di seguito vengono condivisi i documenti che riguardano la Dichiarazione di Uso civico e collettivo dell’Ex Macello di via Cornaro a Padova. Alla dichiarazione fa seguito la corrispondenza con il Comune di Padova e, in fondo, è consultabile la “Memoria” (Percorso delle iniziative Ex Macello) che è stata allegata alla dichiarazione e che documenta per sommi capi le attività e le associazioni coinvolte fra il 1973 e il 2021


23 DICEMBRE 2021

Bozza di “Dichiarazione di uso civico e collettivo” dell’Ex Macello e del suo parco

Alla c.a.

–  del Sindaco di Padova, Sergio Giordani, segreteria.sindaco@comune.padova

–  dell’Ufficio Diritti e Partecipazione, Settore Gabinetto del Sindaco, Fiorita Luciano, dirittiepartecipazione @comune.padova.it

–  dell’Assessora con delega al decentramento e sussidiarietà, Francesca Benciolini, assessore.francesca.benciolini@comune.padova.it

Da: Assemblea della comunità di riferimento dell’Ex Macello, via Cornaro 1/b, Padova exmacello@pec.it Padova

Oggetto: Bozza di “Dichiarazione di uso civico e collettivo” dell’Ex Macello e del suo parco, (Via Cornaro 1B, Padova) elaborata grazie alla capacità di auto regolazione della comunità di riferimento, per il riconoscimento dei diritti d’uso civico e collettivo del bene in oggetto.

In riferimento all’art. 7 del Regolamento dei Beni comuni del Comune di Padova – approvato con deliberazione di Consiglio Comunale n. 103 del 25.10.2021, in vigore dal 24 novembre 2021 – la comunità di riferimento dell’Ex Macello, comunità aperta ed eterogenea, formata da abitanti singolз e associatз, riunitз in assemblea, dopo essersi a lungo confrontatз e interrogatз sulle attività, le pratiche e le sperimentazioni laboratoriali realizzate nell’area dell’Ex Macello (Via Cornaro 1B, Padova), fra il 1975 e il 2021, propone la seguente bozza di Dichiarazione d’uso civico e collettivo – quale risultato della capacità autonormativa della comunità stessa – per il riconoscimento dell’Ex Macello, e segnatamente per la parte di parco e di strutture ed edifici, come Bene comune ad uso civico e collettivo, funzionale “al benessere della comunità e dei suoi membri, all’esercizio dei diritti fondamentali della persona e all’interesse delle generazioni future” (art. 2, Regolamento), nonché all’incontro delle persone per assemblee ed attività educative e culturali.

Preambolo alla dichiarazione di uso civico e collettivo

I beni comuni ad uso civico e collettivo richiedono che gli enti titolari del bene, pubblici e privati, riconoscano il diritto di uso civico collettivo e garantiscano l’inalienabilità, l’inusucapibilità e la sdemanialità anche al fine di preservarlo per le generazioni future. Per quanto riguarda i beni di proprietà pubblica, l’ente titolare è garante degli interessi collettivi che il bene esprime e favorisce l’esercizio dei diritti fondamentali da parte della collettività attraverso l’uso, la cura e la gestione dei beni comuni, secondo il principio di sussidiarietà orizzontale (art. 3.a, Regolamento). I beni comuni così intesi nascono dall’autorecupero di spazi sottoutilizzati, o percepiti tali, o che, in ogni caso, hanno dismesso la loro funzione sociale. Recuperare la funzione sociale di un bene, così come è stato fatto per l’ex Macello, risponde al bisogno di affrontare anche in forme collettive i modi di vivere il presente, di dare aspirazione alle esigenze di tantз di partecipazione diretta, autonoma, originale, recuperando spazio e tempo per la vita collettiva.

La comunità di riferimento intende formare una mappa articolata ed estesa in riferimento a processi tra diversi soggetti e alla trasformazione in chiave di vivibilità della città. Un bene comune è tale perché c’è una comunità aperta ed eterogenea che se ne prende cura ininterrottamente. Principio inderogabile della pratica dei beni comuni è il ripudio di ogni forma di razzismo, sessismo, fascismo e discriminazioni religiose.
Non si vogliono creare spazi omogenei, ma si vuole tener conto delle diversità per realizzare spazi collettivi ad uso non esclusivo, di sperimentazione per differenti relazioni sociali, politiche, economiche e culturali.

Questa bozza di dichiarazione esprime gli elementi basilari dell’uso civico e collettivo, che potranno essere ulteriormente sviluppati e articolati, nell’ottica della sperimentazione.
La pratica dei beni comuni nella forma degli usi civici e collettivi urbani rappresenta una forma dell’agire politico in relazione all’area metropolitana che non si limita alla gestione diretta degli spazi, ma si impegna costantemente ad affermare una dimensione collaborativa al fine di sperimentare altre forme di relazione sociale basate sulla cooperazione, il mutualismo, la solidarietà, la cura, l’autonomia e l’interdipendenza delle comunità, nonché l’ecologia sociale, politica e relazionale.

Usi

a) I beni comuni sono beni ad uso civico e collettivo non esclusivo e le eventuali economie generate sono non competitive. Le attività che si svolgono rifiutano una logica di mercificazione e non vogliono essere suppletive e/o sostitutive nell’erogazione dei servizi pubblici essenziali, ma si confrontano ed agiscono per la difesa e l’estensione dei diritti fondamentali per una vita degna ed un “buon vivere”; b) principio inderogabile nella programmazione delle attività è l’uso non esclusivo di ogni parte della struttura, in quanto la turnazione e la garanzia di utilizzo e accesso degli spazi da parte dei soggetti che ne fruiscono è il principio ispiratore dell’intero impianto dell’uso civico e collettivo.

Assemblea Pubblica

a) L’Assemblea pubblica: è il luogo e la modalità di elaborazione collettiva, aperta alla partecipazione di tuttз, nello spirito della Dichiarazione d’uso civico e collettivo come previsto dall’art. 2.i del Regolamento.
Nell’assemblea: si discute; si determinano le modalità decisionali, le attività e la loro cura; si accolgono le varie iniziative, tenendo conto delle proposte sia di singoli che di formazioni sociali o realtà collettive che vi partecipano; si coordinano gli usi dei beni comuni; si approva la formazione di tavoli tematici o altre sue articolazioni, in relazione alle diverse esigenze emergenti dal quotidiano svolgersi della vita della comunità e degli spazi dell’Ex Macello.

L’assemblea ha il compito di rendere trasparenti i processi e possibile l’autogoverno, a partire dalle esigenze, desideri e aspirazioni espresse.
b) Convocazione: le modalità di convocazione dell’Assemblea dovranno garantire la più ampia partecipazione, in congrui tempi e con adeguati mezzi di comunicazione, allo scopo di dare a tuttз l’opportunità di esprimere proposte e confrontarsi su possibili interventi.

L’assemblea si riunisce almeno una volta al mese, salvo diversa calendarizzazione approvata, se necessario, nella seduta precedente. Ogni assemblea si conclude con un resoconto e con il necessario aggiornamento del calendario delle attività del bene comune, che sarà reso pubblico. In caso di necessità potranno essere convocate assemblee straordinarie.

c) L’assemblea, nel rispetto della tensione all’informalità, può demandare a soggetti giuridici determinati, coinvolti all’interno del processo, lo svolgimento di funzioni operative. Tali soggetti agiscono subordinatamente a quanto deliberato in Assemblea e non hanno poteri decisionali autonomi inerenti le attività riguardanti la comunità.

In nessun caso su di essi ricadono oneri di organizzazione o responsabilità non ricompresi nelle funzioni strettamente assegnate.

Tavoli tematici, gruppi di lavoro e laboratori

Sottoinsiemi dell’assemblea (es. tavoli tematici, gruppi di lavoro e laboratori) sono parte dell’ecosistema organizzativo, decisionale e relazionale e si riuniscono pubblicamente, per definire e verificare gli aspetti pratici delle varie iniziative, incoraggiare e sviluppare riflessioni sulle pratiche, permettere l’incontro di conoscenze e saperi, organizzare specifiche attività interne e/o esterne agli spazi e mettere in relazione le varie attitudini soggettive.

Proposte

Le proposte dovranno essere discusse e approvate in Assemblea, in cui vengono accolte sulla base di criteri organizzativi e temporali e delle concrete possibilità di scambio mutualistico di tempi e capacità, nel rispetto dei principi fondanti dell’uso civico e collettivo e dei criteri di antifascismo, antirazzismo, antisessismo, antispecismo. Le attività non possono richiedere un contributo economico vincolante.

Formazione del consenso e modalità decisionali

La pratica degli usi civici e collettivi dei beni comuni si sviluppa in Assemblea per meglio coordinare la partecipazione continuativa alle pratiche di autogestione e determinare le modalità di gestione diretta, condivisa e partecipata delle attività e degli spazi, attuando i principi della cura e della democrazia in senso sostanziale. Le decisioni sono prese sulla base del consenso o di altre modalità di condivisione preventivamente stabilite che rispettino il dissenso. La partecipazione alle assemblee avviene con atteggiamenti non proprietari e non ostruzionistici, nel rispetto dei principi di inclusività e apertura previsti all’articolo 3.e del Regolamento, secondo il quale “le Dichiarazioni di uso civico e collettivo per la gestione dei beni comuni devono prevedere la possibilità che, in qualsiasi momento, altre/i cittadine/i interessati possano aderire e dare il proprio contributo e devono incentivare l’inclusione sociale e interculturale, le pari opportunità, la partecipazione delle/dei cittadine/i di minor età”.

Ripartizione delle responsabilità

La comunità di riferimento per l’uso civico e collettivo non può essere considerata responsabile delle opere di manutenzione straordinaria (salvo diversa decisione assembleare), degli oneri di prevenzione degli incendi e di messa in sicurezza che restano a carico degli enti titolari. Tali interventi dovranno essere indicati e concordati attraverso una deliberazione vincolante dell’Assemblea del bene comune, tenendo conto anche dei saperi e delle competenze della comunità di riferimento.

La responsabilità è sempre individuale a fronte di regole decise collettivamente di cui ci si impegna a dare la massima diffusione.
La redditività civica generata dalla comunità è un valore non strettamente monetario che compensa le utenze e gli oneri di manutenzione a carico dell’ente proprietario.

Risorse

In linea con l’articolo 12 del Regolamento sull’autofinanziamento, la comunità di riferimento può raccogliere sottoscrizioni o contributi per generare mezzi di produzione condivisi e favorire le attività quotidiane in chiave di riqualificazione e valorizzazione finalizzata all’accessibilità e alla fruizione collettiva del bene.

La comunità di riferimento promuove le autoproduzioni e la riconversione ecologica delle produzioni e dei consumi. Tali economie sono estranee ed alternative alle logiche di mercificazione e sfruttamento per un’esistenza libera e dignitosa, per realizzare qualità di vita ed equa redistribuzione delle risorse.

Per la realizzazione e lo svolgimento delle attività la comunità di riferimento può, previa decisione assembleare: ricorrere a forme di autofinanziamento quali la raccolta fondi e il crowdsourcing; stabilire accordi con altri enti per il finanziamento di specifiche iniziative o di determinate attività; reperire fondi pubblici e privati anche dotandosi degli strumenti giuridici necessari per accedere ai relativi bandi; accettare donazioni e patrocini finalizzati alle attività decise tassativamente in Assemblea.

L’assemblea può demandare a soggetti giuridici determinati, coinvolti all’interno del processo, lo svolgimento di funzioni operative. Tali soggetti agiscono subordinatamente a quanto deliberato dagli organi di autogoverno e non hanno poteri decisionali autonomi inerenti le attività riguardanti il bene comune. In nessun caso su di essi ricadono oneri di organizzazione o responsabilità non ricompresi nelle funzioni strettamente assegnate.

Diritto di Autonormazione civica

La pratica degli usi civici e collettivi e le forme di gestione diretta, condivisa e partecipata esprimono una costante capacità autoregolativa; pertanto, la presente dichiarazione d’uso, in virtù delle modalità sperimentali di uso e gestione degli stessi spazi, può essere modificata solo in Assemblea, convocata con forme adeguate di pubblicità al fine di favorire la più ampia partecipazione alle scelte della comunità. In ogni caso, il percorso di modifica della dichiarazione d’uso dovrà assicurare ampio confronto e adeguata condivisione.

È dovere del proponente dare immediata comunicazione scritta e motivata al Comune di ogni eventuale sospensione o evento che possa incidere sulle azioni sopra descritte.

Allegato

Come parte integrante di questa bozza di Dichiarazione di uso civico e collettivo, si allega la “Memoria collettiva delle attività e degli usi all’Ex Macello, via Cornaro 1B, Padova, dal 1973 al 2021” al fine di motivare la richiesta di riconoscimento dei diritti d’uso civico e collettivo del Bene in oggetto e renderli effettivi mediante la presente “Dichiarazione d’uso civico e collettivo”.

Glossario

Per i termini specifici utilizzati in questa Dichiarazione si rimanda agli articoli 2 (Definizioni) e 3 (Principi generali e finalità) del Regolamento dei Beni comuni del Comune di Padova.

FINE DICHIARAZIONE

Memoria collettiva delle attività e degli usi all’Ex Macello, via Cornaro 1B, Padova, dal 1973 al 2021

Sin dai primi anni ’70 lo spazio denominato “Ex Macello”, dal 1986 soggetto a vincolo paesaggistico secondo la L. 29/06/1939 n. 1497, è stato abitato, attraversato e vissuto da molte organizzazioni strutturate e da singoli cittadini e cittadine, che in questo spazio multifunzionale hanno potuto realizzare progetti di interesse culturale, politico, sociale e ambientale.

A titolo di mero elenco, nel voler testimoniare la vocazione aggregativa del luogo, si riportano le associazioni che negli anni hanno abitato le strutture dell’Ex Macello e che si sono occupate, istituendolo, del Parco Didattico (2013) e del Museo Laboratorio Didattico di Storia dell’Informatica “Amici dei Tesori del Mondo” FMACU-UNESCO (la cui ultima mostra è del novembre 2021).

Tale elenco si configura come una sorta di CV dell’Ex Macello che la comunità di riferimento, – composta oggi da una decina di organizzazioni – riunita in Assemblea, indica all’Amministrazione comunale quale attestazione e evidenza che l’Ex Macello è già “un bene comune gravato da uso civico e collettivo”.

Elenco non esaustivo delle organizzazioni che negli anni sono state attive all’Ex Macello:

  1. ADAMA
  2. Amici della bicicletta
  3. Amnesty international gruppo 086
  4. Archeoclub di Padova
  5. Arciragazzi padova
  6. Arte e Vita
  7. Arte Migrante Padova
  8. Associazione Astronomica Euganea
  9. Associazione Burundi
  10. Associazione Comitati Difesa Colli Euganei
  11. Associazione Giovanile Musicale AGIMUS – Padova
  12. Associazione Insegnanti di Fisica
  13. Associazione Insegnanti di Geografia
  14. Associazione Italiana Museo Vivo sezione Veneto
  15. Associazione Liberi Artisti Creativi
  16. Associazione per la cooperazione didattica
  17. Assopace
  18. A&T design
  19. Avvocato di strada
  20. Casa d’Europa
  21. CASO Arte Scienza e Movimento
  22. Centro di Tutela della Civita Benedettina
  23. Centro Veneto di Scienze Ambientali
  24. Circolo Numismatico Patavino
  25. Club Alpino Italiano Sezione di Padova e sua Commissione TAM, Tutela Ambiente Montano 26.
  26. Club Sommozzatori Padova
  27. Comitato Difesa Ambiente
  28. Comitato Italo-Euzkadi
  29. Comitato Mura di Padova
  30. Elcerdoloco, poi Laboratorio Artaud
  31. Etnoclub Associazione di cultura etnologica
  32. Fotoclub Padova
  33. Free Software Users Group Padova
  34. Giocoleria Medioevale e Teatro di Strada
  35. Granello di senape
  36. Gruppo Archeologico Veneto
  37. Gruppo Astrofili di Padova
  38. Gruppo Esperantista Padovano
  39. Gruppo Mineralogico Paleontologico Euganeo
  40. Gruppo Scout CNGEI Padova 2
  41. Gruppo Speleologico Padovano CAI
  42. Helyos
  43. Il Girasole – Naturisti Veneti
  44. I semi del tarassaco
  45. La Giovane Montagna
  46. La Mente Comune
  47. La strada giusta
  48. La tresca
  49. Legambiente
  50. LIPU – Lega Italiana Protezione Uccelli
  51. Movimento per la Decrescita Felice Padova
  52. Nessuno Tocchi Caino Padova
  53. Nuovo Planetario di Padova
  54. Ologram
  55. PadovaDonne
  56. Parapad – Paracadutisti Padova
  57. Pro Natura Veneto
  58. Ronda Della Solidarietà
  59. Servizio Civile Internazionale
  60. Skoassociati – Cucina Brigante
  61. Società Archeologica Veneta
  62. Società Naturalisti Padova
  63. Toni Corti
  64. TPR-CUT Teatro Popolare di Ricerca
  65. Unione Micologica Italiana Sezione di Padova
  66. Whydanghi
  67. WWF Gruppo di Padova
  68. WWF Padova ONLUS
  69. WWF Vicenza-Padova ONLUS

L’Ex Macello è sempre stato uno spazio su cui l’Ente Locale Comunale ha rivolto la propria attenzione, pur, nei fatti, occupandosene sempre grazie (e a seguito) delle sollecitazioni che gruppi organizzati e non di cittadini hanno espresso, ora per la salvaguardia delle sue strutture di interesse archeologico e storico; ora per la tutela del Bosco, il quale si configurava come un’area peculiare, dal punto di vista ambientale, data la sua composizione per flora e fauna. Le organizzazioni che negli anni hanno vissuto questo spazio hanno avuto relazioni contigue, a volte molto collaborative, altre meno, ma comunque contrassegnate dalla possibilità di organizzare attività e iniziative che si sono sempre caratterizzate per la fruibilità, accessibilità e spesso gratuità.

Tutte queste organizzazioni, ma ancora più spesso singoli cittadini che per il luogo si sono adoperati, hanno avviato, nutrito e stimolato fin dall’inizio e per tutto il periodo di permanenza nell’area dell’ex Macello, percorsi partecipativi aperti alla cittadinanza, a chiunque manifestasse interesse per il luogo, la sua tutela e la realizzazione di attività in esso. Si può dire che questa disposizione è stata un filo conduttore, una delle linee guida che hanno caratterizzato chiunque abbia frequentato l’Ex Macello, fin dal primo concorso di idee che la giunta comunale promosse nel 1977 “per il recupero e la ristrutturazione dell’area ex Macello affinché venga destinata ad attività culturali e per l’esercizio delle funzioni svolte dalle varie associazioni culturali democratiche operanti nelle città, prevedendo la salvaguardia delle alberature esistenti” e senza soluzione di continuità fino alle più recenti iniziative.


18 GENNAIO 2022

Risposta del Comune di Padova

Padova_ExMa_Risposta-Comune-18-01-22

19 GENNAIO 2022

Risposta dell’Assemblea di riferimento dell’Ex Macello

Da: Assemblea della Comunità di riferimento dell’Ex Macello exmacello@pec.it

A: Ufficio Diritti e Partecipazione, Settore Gabinetto del Sindaco, Fiorita Luciano, dirittiepartecipazione@comune.padova.it, segreteria.sindaco@comune.padova, lucianof@comune.padova.it c.c. Assessora con delega al decentramento e sussidiarietà, Francesca Benciolini, assessore.francesca.benciolini@comune.padova.it

OGGETTO: Dichiarazione di uso civico e collettivo dell’Ex Macello e del suo parco (via Cornaro 1B, Padova) Padova, 19 gennaio 2022

Gentile Fiorita Luciano

La ringraziamo per la cortese risposta, le informazioni condivise e l’auspicio di proficua collaborazione che raccogliamo volentieri.

Ci preme, però, mettere in evidenza che dalla vostra risposta non si evince un riconoscimento dell’attività civica da noi già svolta e documentata nell’area dell’Ex Macello. Teniamo, inoltre, a ribadire che la Dichiarazione di uso civico e collettivo, presentata al Comune in data 23 dicembre 2021, in base all’articolo 7 al comma 4 del Regolamento sui Beni Comuni, vada considerata ai fini della sua approvazione, tramite determinazione dirigenziale del/della Capo Settore dell’Unità organizzativa responsabile del processo e della/del Capo Settore interessata/o dalla definizione della stessa. Al comma 3 dell’articolo 7, inoltre, è indicato che, come nel caso in oggetto, qualora comporti una modifica nell’individuazione del bene comune, prima di essere approvata ai sensi del comma 4 debba essere recepita dalla Giunta Comunale.

Siamo consapevoli che si tratta di un processo di riconoscimento complesso e che non può essere risolto con automatismi amministrativi: pertanto ci rendiamo disponibili (non a caso abbiamo definito “bozza” la nostra Dichiarazione) ad avviare un processo di confronto che auspichiamo il Comune voglia definire nelle modalità e nei tempi.

Ha richiamato la nostra attenzione il fatto che la proposta avanzata nella riposta del Comune riguardi una parte residuale dell’area in oggetto e faccia riferimento ad un progetto già realizzato e candidato a ricevere un finanziamento nazionale. La qual cosa, visto che riguarda un’area già percepita come bene comune, caratterizzata da un uso civico, punto di riferimento per tantз cittadinз, e su cui già si erano realizzati processi di consultazione e proposta documentati e resi noti, avrebbe dovuto richiedere almeno un confronto pubblico. Ricordiamo che sulla stessa area abbiamo facilitato processi di consultazione e proposte pubbliche che abbiamo reso note e messo a disposizione del Comune.

Per questi motivi auspichiamo che l’approvazione della Dichiarazione di uso civico e collettivo e il riconoscimento dell’area come bene comune possa essere l’occasione per una riflessione ed una discussione aperta e democratica sul futuro dell’area.

In attesa di un cortese riscontro, inviamo Cordiali saluti

Assemblea della Comunità di riferimento dell’Ex Macello

Percorso delle iniziative Ex Macello

Di seguito potete leggere un percorso, non esaustivo, delle iniziative più rilevanti realizzate nell’Ex Macello, anche attraverso iniziative di crowfunding che hanno consentito, ad esempio, la realizzazione dell’ultima (novembre 2021) mostra di apparecchiature informatiche[1]:

2021:

Novembre: Mostra per il museo didattico di Storia dell’Informatica, visitata da un migliaio di persone, ha ottenuto un finanziamento da parte di Wikimedia, che ne ha riconosciuto il significativo valore scientifico e educativo.

Lancio della rete Beni Comuni Padova formata da un gruppo eterogeneo di associazioni, formali e informali, e da singoli cittadini interessati ad una tematica emergente a livello nazionale.

Sostegno alla campagna contro l’edificazione dell’area attualmente destinata alla “Nuova Pediatria” di Padova

2020:

Prosecuzione dello studio e partecipazione a reti ed iniziative riguardo l’amministrazione condivisa Beni Comuni e Usi Civici e acquisizione (tramite la Rete nazionale dei beni comuni emergenti) dei principi per la scrittura condivisa di un Regolamento cittadino per Padova.

2019:

Giornata alla scoperta dell’Ex Macello nell’ambito dei lavori di ricerca su Beni Comuni e Uso Civico degli spazi cittadini.

Presentazione al Comune di Padova di un progetto aggiornato per la rigenerazione partecipata dell’area dell’ex Macello di Via Cornaro

Collaborazione all’introduzione a Padova del metodo “Ritmo con i segni” di Santiago Vazquez e prove del gruppo musicale Combo Suonda

2018:

Contributo all’indagine sulle buone pratiche sul recupero e riutilizzo di beni storici industriali/produttivi grazie ad attività culturali e creative nell’ambito del progetto REFREsh (Interreg Central Europe)

Contributo alla conoscenza delle Mura rinascimentali con la pubblicazione del volume “Padova Sotterranea- Nel cuore delle Mura rinascimentali esistenti più estese d’Europa” ad opera del Gruppo Speleologico Padovano e del C. Mura di Padova

Coinvolgimento di persone migranti e con difficoltà abitative nei circoli di Arte Migrante, a cadenza mensile, anche nel 2019

2017:

Nuova proposta aggiornata al Settore Verde del Comune di Padova per l’affidamento in Adozione dell’area verde del Parco dell’ex Macello

2016:

Parere positivo della Soprintendenza al progetto di rilancio del Parco didattico dell’ex Macello col progetto di affidamento in adozione alla CLAC

2015:

Sostegno all’iniziativa del Comitato Mura contro l’ipotesi di un nuovo parcheggio nella fossa del Baluardo Cornaro.

Campagna per il salvataggio del Celtis Australis di Piazzale Stanga, non incluso nel progetto della nuova rotatoria

2013:

Studio ambientale, censimento e proposta al Settore Verde del Comune di Padova per l’affidamento in Adozione dell’area verde del Parco dell’ex Macello

Interventi a difesa del Parco dell’ex Macello duramente colpito dall’intervento di disboscamento attuato dal Comune di Padova.

2012:

Accoglienza nella tappa padovana di 30 cicloviaggiatori partiti da Barcellona con meta Venezia per la Conferenza Mondiale sulla Decrescita, a settembre. Incontro con le realtà locali che si impegnano per l’economia sostenibile, le pratiche di autoproduzione, la costruzione di un nuovo rapporto tra uomo e mondo, l’equità sociale. A cura di La Mente Comune e CLAC.

Festival della Comunità (“CLAC in festa”)

2011:

Festival della Comunità (“CLAC in festa”)

Venerdì 4 marzo il Segretario Generale della Comunità Francesco Piva viene nominato Padovano Eccellente

2010:

il Festival della Comunità, “CLAC in Festa! 2010”, in occasione dei trentacinque anni dalla fondazione della Comunità

2010:

Ciclo annuale di Serate a tema con conferenze settimanali

2009-10:

Supporto per la tesi di laurea Piano di intervento per l’area verde dell’ex Macello comunale di Padova

2008:

Il Festival della Comunità, CLAC in Festa! 2008, in occasione dei trentatré anni dalla fondazione della Comunità.

Terza edizione del Convegno sull’Uso Didattico dell’Informatica Storica, UDIS 08 2007:
Seconda edizione del Convegno sull’Uso Didattico dell’Informatica Storica, UDIS 07 2006:

Prima edizione del Convegno sull’Uso Didattico dell’Informatica Storica, UDIS 06 2003:

Su proposta della Segreteria ATM, il Congresso Mondiale attribuisce due nuovi titoli di Tesoro del Mondo al Free Software e al Parco dei Sentieri Interrotti di Milano

2002:

Le Associazioni della CLAC iniziano la collaborazione con la manifestazione Sperimentando.

Viene pubblicato “Esplorare per conoscere”, guida metodologica per le scuole su quindici Sentieri Natura, frutto di 20 anni di sperimentazioni dove la CLAC ha collaborato con ARPAV, Italia Nostra, CAI, WWF.

2001:
Inizia il progetto ReFun per il recupero degli Elaboratori elettronici

Proseguono le attività del gruppo di Narrazione Orale con riunioni regolari e seminari e la collaborazione con il gruppo Giocoleria Medioevale e Teatro di Strada.

Continuano i lavori di manutenzione della palazzina, in particolare del tetto.

Si completa con una terza sala l’esposizione delle macchine del Museo Didattico di Storia dell’Informatica.

Le biblioteche si arricchiscono e contano più di 20000 volumi tra biblioteca di informatica (almeno 4000 volumi di cui 1700 già catalogati), internazionale per ragazzi, ambiente e cultura veneta, economia, americana.

2000:

La rivista Confluences di FMACU-UNESCO pubblica un articolo sul Museo Didattico di Storia dell’Informatica.

Partecipazione come responsabili della Segreteria Internazionale degli Amici dei Tesori del Mondo dell’UNESCO (ATM-FWT) il 26/05 a Konradsburg dell’Associazione Forderkreis nell’ambito degli scambi culturali continuativi dell’ultimo decennio.

Un borsista tedesco laureando in Fisica in Erasmus, ha rimesso in funzione alcune apparecchiature del nostro Museo ferme da decenni e ha presentato una dettagliata descrizione di questa sua interessante esperienza nel sito web dell’Università di Göttingen.

Il Museo Didattico di Storia dell’Informatica giunge ad inventariare 2000 pezzi ed il Comune di Padova ne è diventato donatore, insieme all’azienda ospedaliera, a scuole, ad imprese e privati. Una borsista greca ha contribuito a inventariare e sistemare a scaffale 500 macchine.

Nel corso dell’estate, in collaborazione con il gruppo Pluto del Dip. di Elettronica Unipd e l’Istituto Professionale di Stato “E. Cornaro” di Jesolo, sono stati organizzati i corsi intensivi per Operatori di server di rete in ambiente Linux.

Studi per concretizzare il progetto di Laboratorio di Didattica degli Ecosistemi Acquatici anche con rilievi fotografici in collaborazione con il Club Sommozzatori Padova.

La Sezione di Padova degli Scout CNGEI (Corpo Nazionale Giovani Esploratori Italiani) comincia ad usare per i più giovani un’aula nel Parco Didattico: gli educatori del Parco collaborano per attività a carattere ambientale.

Festeggiamento del Ventennale del Gruppo di Danza Popolare “La Tresca”.

Si consolida l’attività del gruppo Giocoleria Medioevale e Teatro di Strada.

Collaborazione con l’Ufficio Stranieri Unipd e con studenti del Progetto Leonardo da Spagna e Grecia.

Lavori di manutenzione dei fabbricati: tetto della Palazzina e altri due edifici, oltre che del Parco e Orto biologico.

17/02: Inaugurazione ufficiale di una prima parte del Museo Didattico di Storia dell’Informatica. 1999:

E’ stato avviato il Corso di informatica per la Terza Età in collaborazione con Enaip e gli stagisti Progetto Leonardo.

Il Museo Didattico di Storia dell’Informatica conta 2500 pezzi Si sviluppa la raccolta di strumenti scientifici.

Proseguono i campi di lavoro del Servizio Civile Internazionale e la collaborazione con gli stagisti Progetto Leonardo.

Numerose scuole partecipano ai laboratori offerti dal Parco Didattico e alle lezioni pratiche al Mulino a pietra.

1998:

Sono molto frequentati i laboratori di affresco e marmorino, disegno, pittura su vetro e modellazione della creta del gruppo Arte e Vita.

Proseguono e sono ben frequentati (anche grazie all’accordo con ARCS-Unipd) i corsi di lingua albanese, araba, francese, inglese, portoghese, serbo-croato.

Si consolida l’ospitalità del Convegno dei giovani esperantisti che avverrà anche negli anni a seguire. 1997:

Proseguono la raccolta delle apparecchiature informatiche e i lavori di catalogazione delle macchine per il Museo Didattico di Storia dell’Informatica.

Visite scolastiche allo Stagno, all’Orto biologico, al Parco Didattico, al Mulino con produzione del pane, (proseguiranno anche negli anni successivi).

Continuano le attività dell’Ufficio Tutela Animali, con visite quotidiane, specialmente riguardo ai felini.

Corsi per insegnanti di Geologia, Astronomia, Erbe officinali, Orto biologico, lingue, etc. (proseguiranno anche negli anni successivi).

1996:

Continuano le attività del Gruppo Speleo con incontri infrasettimanali, attività speleologiche urbane in collaborazione con Università e Soprintendenza, la redazione del Catasto Regionale delle Grotte, attività didattiche nelle scuole.

Cogestione con il Museo Civico del Concorso Internazionale ICCROM — Consiglio d’Europa 1995:
Collaborazione con ICCROM, Consiglio d’Europa
1994:

Prima edizione dell’attività estiva per bambini dai 4 ai 12 anni fra Giugno e Settembre.

Contributo dal Comune di Padova con delibera n. 3007 del 30/12/1994

1993:

Incarico per il primo Seminario Mondiale della FMACU/WFUCA presso l’ex Macello di Via Cornaro e a Rivamonte Agordino

Incarico della gestione Segreteria dell’Operazione “Amici dei Tesori del Mondo” alla CLAC e al Club UNESCO di Padova presso l’ex Macello da parte della FMACU/WFUCA

Pubblicazione a cura della CLAC di “Vita nell’acqua”, di Luca Drago, introduzione all’ecologia dello stagno e a come studiarlo in chiave di ecosistema.

1992-93:

Biblioteca Internazionale per l’Infanzia; supporto per la tesi di laurea L’area dell’ex Macello di Via A. Cornaro a Padova / Studio ambientale

Pubblicazione a cura della CLAC con il contributo del Comune di “Facciamo il pane – Laboratorio scolastico di preparazione dei cibi” di Francesca Tagliaferri, Giuseppina Rimini, Luca Drago.

1991:

Riconoscimento al Laboratorio Culturale dell’ex Macello del titolo di Tesoro del Mondo da parte della Federazione Mondiale Associazioni, Centri e Club UNESCO (FMACU/WFUCA)

Pubblicazione a cura della CLAC de “Il Parco Didattico dell’Ex Macello”, con introduzione all’educazione ambientale sul campo nel centro di Padova, all’uso didattico del parco e alle attività per le scuole.

1990:

Raccolta di firme per il Museo della Scienza

1989:

Sede del Consiglio Nazionale per l’Educazione Ambientale.

Fondazione del Club UNESCO di Padova

1988:

Nasce il primo embrione del Museo Didattico di Storia dell’Informatica, http://www.clacpd.org/museo/

1987:

Iniziano i corsi di aggiornamento per insegnanti

1986:

Vincolo Paesaggistico su tutta l’area in base alla Legge 29 giugno 1939, n. 1497, “Protezione delle bellezze naturali”

1985-87:

Ulteriore sviluppo del Parco Didattico

1984:

Restauro della “basilica” con studio e collaborazione della CLAC

La Regione del Veneto riconosce alla CLAC il contributo annuo stabilito dalla L.R. 05/09/1984 n. 51 in quanto istituzione di grande rilevanza culturale

1983:

Inizio dei rapporti internazionali e scambi culturali e di volontariato con studenti da tutta Europa

1980:

Lettera d’incarico del Sindaco alla CLAC per attività culturali permanenti nel Macello; inizio attività didattica nel parco

Inizia la creazione del Parco Didattico 1978-79:

L’Università degli Studi di Padova e l’Ispettorato Forestale dello Stato collaborano al recupero del Parco

1977:

Inizio delle attività di ricerca e studio sulle Mura cittadine da parte del C.Mura e del Gruppo Speleologico Padovano CAI

Assegnazione presso l’ex Macello di una sede ufficiale al Comitato Mura rappresentato dalla CLAC 1976:
Biblioteca di Cultura e Ambiente Veneto
1975:

Costituzione formale della CLAC con 18 Associazioni
1974:
Campagna ecologica del WWF per il recupero del Parco dell’ex Macello
1973:
Primi lavori del Comitato promotore per il recupero e l’utilizzo dell’ex Macello

Beni comuni e usi civici in Grecia, Italia e Spagna

📅 sabato 22 gennaio

⏰ ore 16:00

📍 sala polivalente Itaca

Segui la diretta:

Beni comuni e usi civici: alcune delle pratiche attualmente più significative affacciano sul Mediterraneo e i ricercatori del progetto Heteropolitics le hanno frequentate, interrogate e descritte a livello locale in Grecia, Italia e Spagna. Il loro lavoro ha prodotto tre report densi di informazioni, riflessioni e nodi su cui lavorare da subito.

I RELATORI

Lies e la Rete Beni Comuni di Padova propongono un incontro cittadino con tutti e tre gli autori dei report: Alexandros Kioupkiolis, Antonio Vesco e Manuela Zechner.

DATA, LUOGO E MODALITÀ DI ACCESSO

I tre ricercatori saranno a Padova sabato 22 gennaio 2022 alle ore 16, alla Sala polivalente Itaca in via Santa Maria Assunta 35/A (zona Guizza, di fronte al cinema multisala Fronte del Porto, fermata del tram Santa Maria Assunta).

Come previsto dalle norme anti-Covid, l’ingresso è consentito solo a chi è provvisto di Green Pass rafforzato e mascherina di tipo FFP2.

Sarà un’occasione anche per fare il punto sulle politiche e le iniziative che riguardano beni comuni e usi civici in Veneto e sul Regolamento dei Beni Comuni approvato a novembre 2021 dal Comune di Padova.

MATERIALI

Maggiori informazioni sul progetto Heteropolitics: https://heteropolitics.net/index.php/project-publications/

Il report di Lies sull’assemblea costitutiva della Rete Beni Comuni di Padova: https://www.laboratorioinchiesta.it/…/rete-beni-comuni…/

Se 10 anni vi sembrano pochi | Una giornata di lotta e socialità per l’Acqua Bene Comune

💧12 giugno 2011 – 12 giugno 2021
‼️SE 10 ANNI VI SEMBRANO POCHI!A 10 anni dal referendum tradito sull’acqua una giornata di lotta e socialità per l’acqua bene comune, contro ogni forma di speculazione e privatizzazione sui servizi pubblici locali, per una società che metta al centro gli interessi delle classi popolari e non il profitto di pochi.Programma:➡Ore 16.00@Comune di Padova Palazzo Moroni.
Vieni con la tua bicicletta di fronte al comune di Padova. Iniziamo da lì per ricordare al Comune che non molleremo fino a quando la delibera del 2019 non sarà applicata in tutti i suoi punti. Questa battaglia è emblematica.
Poi… Biciclettata verso la Prandina!➡Ore 17.00@Prandina.
Momento informativo con interventi di Comitato 2SI Acqua Bene Comune Padova, Mamme NoPfas, No quarta linea inceneritore e altri.➡Ore 18.00@Prandina.
Festa popolare con concerto (a breve Info😎).➡Tutta la giornata@Prandina.
Banchetti informativi e intervento di cura e riqualificazione della Prandina, diamo vita per un giorno alla Prandina che vorremmo!*Indossa la mascherina e rispetta il distanziamento fisico.———————————————Sono passati 10 anni dal referendum su acqua, servizi pubblici e nucleare del 2011.Anche chi era troppo piccolo per votare ricorda l’enorme partecipazione popolare e il risultato schiacciante che sancì la vittoria dell’Acqua Bene Comune e il no all’energia nucleare. 27 milioni di Sì contro le privatizzazioni.A qualcun però non andava bene! Non era previsto che si smettesse di fare profitto sull’acqua e sui servizi pubblici locali e così in agosto del 2012 Draghi (sì proprio lui!) e Trichet inviano una lettera a Monti, all’epoca primo ministro italiano, in cui scrivono:“È necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala”.La volontà popolare democraticamente espressa nel referendum viene ignorata per far spazio agli interessi economici di pochi. Questo processo raggiunge il suo culmine a dicembre 2020 quando l’acqua, al pari di una qualsiasi altra merce, è stata quotata in Borsa.
La cosiddetta “riforma” del settore idrico contenuta nel Recovery Plan, così come aggiornato dal governo Draghi (ancora lui!), punta ad un sostanziale obbligo alla privatizzazione nella forma del partenariato pubblico-privato, in particolare nel Mezzogiorno
L’attuale versione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza risulta in “perfetta” continuità con l’azione dei governi precedenti tesa a disconoscere e tentare di cancellare l’esito referendario: un ulteriore incentivo verso la gestione mercantile dei beni comuni!In tutta Italia, però, non si è mai smesso di dare battaglia per difendere la vittoria referendaria, impedire di fare profitto sull’acqua e garantire l’accesso a questo servizio essenziale a tutte e tutti. A Padova questa lotta ha dato un importante risultato nel gennaio 2019 quando il comune di Padova ha approvato all’unanimità la delibera che prevede:📍La fornitura d’acqua non venga sospesa nel caso di morosità delle utenze civili residenti e il quantitativo minimo vitale (50 litri persona giorno) sia sempre erogato.
📍La tariffa sia resa più equa, soprattutto per i nuclei familiari più numerosi, senza aumenti per le altre utenze civili residenti.
📍Alle utenze civili residenti disagiate venga dato un contributo attraverso un fondo formato da una parte dell’utile dell’ente gestore.
📍Il Comune impieghi una parte della propria quota di dividendi Hera per completare la copertura delle bollette delle utenze disagiate.Questa delibera non è, però, mai stata applicata! AcegasApsAmga continua a fare profitto sull’acqua e il Comune sta a guardare.
Tocca ancora a noi vincere questa battaglia importatissima e costringere il Comune ad applicare la delibera. Vogliamo una società non più in mano ai profitti di pochi ma strutturata per consentire a tutti e tutte l’accesso alle cure, ai beni essenziali, ai diritti.Fino all’ultima goccia!.P.S. Non siamo soli! A Roma ci sarà la manifestazione nazionale tutte le info qui: https://www.acquabenecomune.org/…/4064-roma-12-6…

DOVE

EVENTO FACEBOOK

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