Sala Pinelli Bene Comune: a che punto siamo?

Da oltre 10 mesi l’assemblea di gestione della sala di via Pinelli ha presentato la richiesta di riconoscimento dell’Uso Civico e collettivo secondo le modalità previste dal Regolamento dei Beni Comuni approvato dall’amministrazione il 24/11/2021.

Il sindaco Giordani e la sua giunta hanno spesso presentato il Regolamento dei Beni Comuni come uno strumento di partecipazione diretta dei cittadini alla gestione dei beni. Uno strumento però che attualmente è fermo al palo. 

Risultano appena 3 i patti stipulati finora aventi ad oggetto o beni immateriali oppure piccoli interventi di verde pubblico cimiteriale: un risultato deludente per un Regolamento sbandierato come “il più avanzato d’Italia”. 

La comunità di riferimento di Sala Pinelli, che gestisce le attività ormai da oltre due anni, avrebbe potuto rappresentare un cambio di rotta. Ricordiamo infatti che la possibile assegnazione della Sala è stato il frutto di una decisione unilaterale del Comune di inserirla tra i beni assegnabili. 

Poteva apparire scontato che, in presenza di una comunità di riferimento attiva, riconoscibile e organizzata in assemblea e in presenza della Sala tra i beni assegnabili, il procedimento amministrativo avrebbe dovuto essere una mera formalità. 

Invece nonostante le attività all’interno della sala abbiano dovuto subire una brusca sospensione in attesa della decisione del Comune ci troviamo a ribadire l’urgenza del riconoscimento della nostra esperienza come esperienza di comunità, aperta alla cittadinanza e che riqualifichi e renda nuovamente fruibile un Bene Comune rimasto chiuso per troppo tempo.

È il momento che il Comune decida se lo strumento di democrazia partecipativa di cui si è dotato è solo un oggetto di propaganda oppure possa servire a valorizzare esperienze culturali e sociali, tenuto conto della cronica mancanza di spazi comuni di cui soffre questa città.

Per questo motivo abbiamo indirizzato al Sindaco questa lettera aperta:

Allattenzione del Sindaco del Comune di Padova

Gentile Sindaco,

dopo mesi di attese ci troviamo costrett* a scrivere questa lettera aperta per provare a fare il punto sul riconoscimento dell’esperienza di Sala Pinelli come Uso Civico da parte del Comune. 

Per completezza occorrerà ricordare brevemente i passaggi che hanno caratterizzato la storia di questa sala.

La sala comunale di via Pinelli è una struttura di proprietà comunale sita in rione Crocifisso, rimasta inutilizzata per molto tempo. Durante il lockdown, sotto l’egida del CSV, la sala è stata riaperta e adoperata per le operazioni di volontariato del Centro Servizi Volontariato. 

Esaurito il picco dell’emergenza pandemica il CSV, con encomiabile sguardo al futuro e capacità di lettura dei processi sociali, ha fatto da tramite affinché molti dei servizi e delle attività che si svolgevano all’interno della sala potessero continuare ad esistere, stipulando una convenzione con il Comune per permettere la continuità delle attività svolte. 

Dall’esperienza in collaborazione con il CSV nasce, in nuce, la prima comunità di riferimento della sala. Le attività per il quartiere e la cittadinanza ottengono il riconoscimento del Centro Servizi Volontariato e, di riflesso, da parte del Comune che concede la sala e, addirittura, ne proroga l’utilizzo oltre la scadenza naturale. 


All’interno della sala si svolgono attività rivolte ai bambini, agli abitanti del quartiere e ai cittadini tutt*.

La comunità di riferimento comincia a dotarsi degli strumenti decisionali necessari al corretto funzionamento della sala e nasce l’assemblea di sala Pinelli, una struttura orizzontale formata dalle realtà che hanno dato vita all’esperienza della sala e da altre realtà che vi collaborano in modo stabile e continuativo. 

Con deliberazione del Consiglio Comunale n. 103 del 25/10/2021 il Comune di Padova si dota del c.d. Regolamento Beni Comuni, uno strumento di democrazia partecipata che, nelle intenzioni dei promotori, intende radicalmente modificare i rapporti tra i cittadini e i “beni comuni” individuati o da individuare. 

Si tratta di un provvedimento orgogliosamente sbandierato dagli amministratori contenente, come novità assoluta rispetto ai tanti comuni che si sono già dotati di strumenti simili, la possibilità di riconoscimento da parte di questo ente dei c.d. usi civici da parte delle comunità di riferimento. 


Il regolamento raccoglie subito l’interesse dell’assemblea di via Pinelli e viene ritenuto lo strumento più adeguato per la valorizzazione della nostra esperienza che avrebbe tutte le carte in regola per il riconoscimento dell’uso civico e collettivo.

Con enorme sorpresa, senza che da parte della comunità di riferimento della sala vi fossero pressioni o interlocuzioni con l’amministrazione, la sala è stata inserita all’interno della prima mappatura dei beni comuni assegnabili in data 22.02.2021. 


Il tutto senza che il Comune si premurasse di informare la comunità di riferimento. 

Considerando le attività svolte fin lì dalle associazioni, dai singoli e dai gruppi informali costituitisi in assemblea era opinione condivisa che il riconoscimento dell’uso civico e collettivo della sala fosse solo una formalità i cui tempi fossero semplicemente dettati dalle nuove formalità giuridiche da applicare al regolamento appena approvato. 

Non vi era dubbio tra le realtà che proponevano il riconoscimento che, esistendo la comunità di riferimento e la prova delle attività fino a quel momento svolte, la procedura sarebbe stata rapida e immediatamente operativa. 


Forte di questa convinzione tutte le componenti di via Pinelli riunite in assemblea in data 14/04/2022 si premurano di inviare la documentazione necessaria per l’avvio dell’iter. 

Alla base della proposta, approvata all’unanimità dall’assemblea, vi era la possibilità di autogestire in autonomia la sala ma aprendo a qualunque realtà volesse innestarsi nel percorso già intrapreso. Questa considerazione era fondante rispetto alla richiesta, motivata dalle molte attività che in sala si svolgevano o che si programmava di svolgere. 

Invece il procedimento si è immediatamente arenato e il Comune ha interrotto ogni comunicazione con le realtà proponenti. 

A parte due contatti telefonici con gli addetti del Gabinetto del Sindaco ad oggi non si hanno più notizie del procedimento. 

Questa inerzia da parte del Comune ha determinato la sostanziale sospensione delle attività previste e/o programmate all’interno della sala.

Se l’inattività del Comune poteva essere giustificabile, in un primo momento e per cause totalmente imputabili all’ente, dalla mancata formazione del personale e la mancanza di figure di coordinamento del procedimento ci risulta però che mesi addietro le attività di formazione delle figure preposte sia stata effettuata da Labsus e che sia stato preparato il vademecum necessario per determinare i ruoli degli enti coinvolti. 

Questo silenzio, lungo più di 6 mesi, ad oggi ci risulta incomprensibile. Il regolamento dei Beni Comuni non doveva essere il fiore all’occhiello della democrazia partecipativa? La sostanziale continuità amministrativa con la precedente giunta, guidata dallo stesso sindaco Giordani, aveva fatto immaginare un iter meno tortuoso affinché il Regolamento fosse posto pienamente in essere.

Lo stesso Giordani, partecipando all’evento  “L’immaginazione civica – il Regolamento dei Beni Comuni a Padova; non una cosa qualsiasi” organizzata da Coalizione Civica per Padova, usava parole inequivocabili circa l’interesse per l’amministrazione implementare i patti di collaborazione e gli usi civici, garantendo il proprio sostegno.

Ad oggi però, da quanto risulta dai canali ufficiali, sono solo tre le esperienze riconosciute di Beni Comuni nella città di Padova. 

https://www.padovanet.it/informazione/cittadinanza-attiva-i-beni-comuni

Senza voler sminuire l’importanza delle singole esperienze ci chiediamo se davvero la sottoscrizione di tre patti di collaborazione – due riferibili a fioriere e aiuole cimiteriali e una riguardante una generica opera di pulizia e lotta al degrado – in sei mesi rappresentano per l’attuale giunta la piena applicazione di un regolamento che è stato definito “rivoluzionario”. 

Speravamo che l’esperienza di Sala Pinelli contribuisse a dare lustro al Regolamento andando a invertire il paradigma della partecipazione condivisa tra Amministrazione Comunale e Cittadinanza Attiva. 

L’ultima comunicazione ufficiale del Comune invece ci riporta con i piedi per terra, costringendoci ad affermare che nulla è cambiato nel rapporto tra Pubblica Amministrazione e Cittadinanza. 

Nell’ultima mail, in data 10/08/2022 i proponenti venivano informati che “la proposta di collaborazione relativa a Sala Pinelli è stata presa in carico dal Settore competente, Servizi Demografici e Cimiteriali, Decentramento”.

Inoltre la mail specifica che è stata avviata la procedura per un Patto di Collaborazione che prevede il coinvolgimento del Tavolo di Comunità dei Servizi Sociali.


Da un punto di vista meramente amministrativo facciamo notare che il patto di collaborazione non era in nessun modo previsto dalla richiesta di questa assemblea. Né nella richiesta di riconoscimento dell’uso civico né nelle comunicazioni successivamente intercorse tra i proponenti e l’amministrazione. Se questa Amministrazione intende rispettare quanto approvato dal Consiglio Comunale riteniamo debba esprimersi sulle richieste dell’assemblea di via Pinelli – cioè il riconoscimento dell’uso civico – e non formulare proposte nuove che sono state esplicitamente escluse dalla comunità di riferimento per motivi organizzativi. 

Nella mail in oggetto inoltre si fa riferimento al “previsto coinvolgimento del  Tavolo di Comunità dei Servizi Sociali”, soggetto che formalmente non fa parte dell’assemblea. Nel premettere che le realtà di Sala Pinelli hanno, nel corso del tempo, collaborato attivamente con il suddetto tavolo per la creazione di eventi specifici appare necessario ricordare che la natura della nostra assemblea è aperta e plurale.

Nulla osta, nel caso il Tavolo di Comunità dei Servizi Sociali esprimesse tale desiderio, all’integrazione dello stesso all’interno della nostra assemblea. Altra cosa invece ci appare il voler snaturare la natura della richiesta – ma sopratutto dell strumento dell’uso civico – alle necessità dell’amministrazione che nulla hanno a che vedere con il Regolamento. 

Con la presente mail intendiamo dunque ribadire le nostre richieste, così come formulate nella proposta inoltrata secondo i criteri individuati da questa amministrazione e stimolare una reazione da parte della macchina amministrativa, evidentemente inceppatasi. 

Riteniamo inoltre che si debba agire con celerità poiché i ritardi amministrativi hanno ripercussioni importanti nelle attività della sala – lo ripetiamo, sostanzialmente congelate – e nella tenuta della comunità di riferimento che, privata del luogo fisico naturale di azione, rischia di veder crollare l’interesse per lo svolgimento delle attività e l’entusiasmo verso l’esperienza collettiva della gestione di un Bene Comune. 

Che non sarebbe una buona notizia per la città e per il quartiere. E sicuramente non è quell’inversione di tendenza che il Regolamento Beni Comuni avrebbe dovuto apportare nel rapporto tra cittadini e istituzioni.

Assemblea di riferimento della Sala Pinelli

Beni comuni, l’amministrazione è ferma «Non sa come applicare il regolamento»

L’ASSEMBLEA ALL’EX MACELLO

C’è evidentemente una distanza imprevista, creata da un meccanismo inceppato, fra la teoria di un regolamento – nella fattispecie quello per il riconoscimento dei beni comuni – e la pratica. Da un anno Padova si è messa in una posizione coraggiosa di avanguardia con l’apertura al riconoscimento dell’uso condiviso di spazi e strutture pubblici. 

Ma al di là di piccoli interventi di manutenzione gratuita (due fiorire e un lavoro di pulizia), richiesti dai cittadini e autorizzati dal Comune, finora non è successo niente. L’ex macello di via Cornaro è il luogo simbolo in questo senso: la comunità di riferimento, che raggruppa le tante associazioni interessate a quel complesso, insiste per chiederne l’uso civico e ha anche presentato un progetto per farne un parco didattico. 

Ma da mesi il Comune non risponde,, così come ha lasciato cadere nel vuoto la proposta di un incontro mediato da una personalità super partes. «L’impressione è che non sappiano cosa fare», hanno detto tanti partecipanti all’assemblea che si è svolta sabato pomeriggio all’ex macello. Altri, più critici, come il portavoce di Acqua bene comune, Gianni Sbrogiò, cominciano a sospettare che l’amministrazione, attraverso quel regolamento, voglia solo «ottenere lavoro non retribuito». 

Anche per la sala Pinelli è stata richiesto il riconoscimento come Bene comune: «E anche in questo caso l’amministrazione era impreparata», ha sottolineato Fabio D’Alessando, «tant’è che l’attività nella sala è stata sospesa, prosegue solo di martedì, ma gli uffici sono in attesa di un vademecum interno su come applicare il regolamento». L’ex macello è stato a lungo al centro del confronto. 

Un po’ perché lo sgombero del gennaio 2020 brucia ancora («C’è un ricorso al Tar ma non è stato ancora discusso», ha ricordato Adriano Menin), vuoi perché lì dentro c’è un patrimonio rimasto inaccessibile («Abbiamo tantissimi libri che si stanno rovinando», ha denunciato Francesco Spagna), ma soprattutto perché nell’attesa di qualcosa che quasi sicuramente non succederà – il progetto milionario di Città della Scienza voluto dall’assessore alla Cultura Colasio – è stato sottratto alla città uno spazio dove batteva il cuore di decine di associazioni. Che però non mollano e insisteranno ancora.

Tratto da Il Mattino di Padova – 18/10/2022

(REPORT) Assemblea Rete Beni Comuni – 15.10.22

Assemblea cittadina sui Beni Comuni a Padova

Ex Macello, via Cornaro, sabato 15 settembre 2022

A distanza di cinque mesi dalla precedente assemblea, la Rete Beni Comuni ha organizzato una nuova Assemblea pubblica negli spazi dell’Ex Macello di via Cornaro. Se quella del 20 maggio aveva fatto il punto e messo in luce le ombre relative all’area dell’Ex Macello, l’incontro del 15 ottobre ha visto circa quaranta partecipanti condividere le rispettive esperienze sui beni comuni ad un anno (23 ottobre 2021) dall’approvazione del Regolamento cittadino.

Le dichiarazioni d’uso civico e collettivo

In apertura, Annalisa Di Maso ha illustrato il percorso dell’Assemblea Ex Macello che ha presentato una Dichiarazione d’uso civico e collettivo a Dicembre 2021 (secondo le norme del Regolamento Comunale), ricostruendo anche la progettualità ed il percorso delle associazioni e dei cittadini all’Ex Macello fra il 1975 e il 15 gennaio 2020 (data dello sgombero forzato della CLAC dall’Ex Macello). L’impressione ricavata dall’interlocuzione con l’Amministrazione è che non ci sia ancora chiarezza da parte dell’Amministrazione su come procedere rispetto alle dichiarazioni d’uso civico; non è stata data alcuna risposta neppure alla proposta (tramite pec) di procedere ad una progettazione condivisa con la mediazione di una parte terza. L’obiettivo rimane quello di evitare che l’area venga “privatizzata” e di mantenerla fruibile da parte di tutta la cittadinanza. 

A questo proposito, Francesco Spagna ha ricordato l’enorme patrimonio di libri (con particolare attenzione per l’ambiente e la cultura veneta) attualmente murato ed inaccessibile (a rischio degrado) nella palazzina precedentemente gestita da CLAC all’Ex Macello. Adriano Menin ha sottolineato che nel Marzo 2020 la CLAC ha inoltrato un ricorso al TAR contro lo sgombero del gennaio 2020. La risposta a tale ricorso non è stata ancora finalizzata. Inoltre, ha ricordato la proposta di Parco Didattico (con laboratorio didattico-ecologico) che la CLAC aveva presentato al Comune, in particolare nel 2013, compresa l’ “adozione del parco”, proposte su cui si è preferito non rispondere. Nonostante tutto, a settembre 2021 è stato possibile realizzare una splendida mostra con una selezione delle macchine informatiche collezionate per iniziativa di Francesco Piva e della CLAC in collaborazione con il Club UNESCO.

In merito alle politiche sui beni culturali, sono stati introdotti da Sabrina i dati dei sondaggi raccolti dalla campagna Mi Riconosci (https://www.miriconosci.it/) per il riconoscimento delle professioni in questo ambito. Ha sottolineato come la Legge Ronchei (1993) abbia introdotto il settore culturale alla possibilità di privatizzazioni e esternalizzazioni (comprese didattica e servizi), al punto che oggi di pubblico è rimasto ben poco, con un peggioramento delle condizioni dei lavoratori (pagati mediamente da 4 a 8 euro l’ora) e della logica degli appalti al ribasso.

Fra le proposte della campagna ha segnalato: i biglietti gratuiti per i residenti; i biglietti omnicomprensivi per la visita dei diversi beni.

Fabio D’Alessandro ha ripercorso l’esperienza di Officina Informatica (https://www.facebook.com/OfficinaInformaticaPD), attiva in via Pinelli, sala inclusa nella lista emanata dal Comune fra i “beni comuni” (attualmente 12). La richiesta di attivare la cura della sala come bene comune ha trovato impreparata, di fatto, l’Amministrazione. Ogni martedì le attività proseguono, nonostante il Gabinetto del Sindaco, in seguito alla richiesta, abbia comunicato di sospendere le attività in attesa della risposta del Comune. Tale risposta sembra a sua volta in attesa di un Vademecum interno del Comune su come gestire il Regolamento; ed il Vademecum sembra debba far riferimento ad un’ulteriore definizione di criteri con cui identificare i “beni comuni” (per ora annunciati, ma non comunicati). 

Ha ricordato che i patti attivati ad oggi, dopo un anno, sono solo tre: due relativi alle fioriere del cimitero ed una con Retake (per “ripulire” Padova, in particolare dagli adesivi). Inoltre, ha sottolineato come Padova stia diventando una “città senza spazi”. Ha proposto, incontrando consensi, di organizzare la prossima assemblea in via Pinelli.

Acqua bene comune

Sebastiano Rizzardi ha condiviso quanto è avvenuto di recente a San Giorgio in Bosco (6200 ab.), comune che si trova su un’importante falda acquifera, gestita da Acquavera (dal 1979), in accordo con la Regione, prima con la famiglia Pasquale e poi con Nestlé. Acquavera intende appaltare alla famiglia Quaiolo l’imbottigliamento dell’acqua (con impianto da 16.000 metri quadrati), previa concessione che coinvolge fondi cinesi e inglesi. Contestualmente, le pompe private hanno cominciato ad incontrare problemi a pompare l’acqua e la cosa ha generato un’assemblea pubblica molto partecipata. Una petizione che ha raccolto 2000 firme contro la concessione lanciata tramite Change.org nell’estate 2022 ha messo in imbarazzo l’Amministrazione che ha finito per dare parere non favorevole alla concessione.

Gianni Sbrogiò ha richiamato il no della giunta padovana alla Quarta linea dell’inceneritore: un no definito “inutile” se non viene accompagnato da altre azioni che lo rendano credibile nella conferenza dei servizi: di fatto il Comune di Padova ha lasciato i cittadini da soli a ricorrere al TAR (https://www.facebook.com/noinceneritorepadova/).

Ha quindi sottolineato l’importanza del “saper fare insieme”. Ha suggerito a tutti coloro che lottano a Padova, compreso la Rete dei Beni Comuni di dar vita ad una piattaforma con gli obiettivi che si ritengono comuni e utile da perseguire in modo collaborativo

Riguardo al Regolamento Beni Comuni, osservando i tre patti stipulati, ha rilevato che l’unica cosa che sembra emergere siano dei patti per ottenere lavoro non retribuito.

Attività in corso e prossimi passi

Lia Toller ha evidenziato come un’altra area cittadina, quella delle ex caserme Prandina, sia un bene comune (sia ambientale sia storico) e ha invitato a partecipare all’incontro del 22 ottobre sul futuro dell’area, oggi minacciata dall’uso a parcheggio. Ha dovuto constatare l’indifferenza dell’Amministrazione comunale nei confronti delle proposte, progetto e manifesto già presentati dalle associazioni e cui non è stata data risposta.

Diletta e Elisa hanno ricordato che il primo maggio 2019 lo Spazio Catai occupò una casetta dell’Ater in Arcella, che venne ribattezzata Casetta Berta, denunciando contestualmente i problemi relativi al diritto alla casa a Padova. Lo spazio venne successivamente sgomberato e, per ora, non ri-assegnato. Attualmente, pagando un affitto, Casetta Berta ha riaperto uno spazio (in e per il quartiere) in via Pierobon, con Sportello sociale, recupera di frutta e verdura al MAAP, attività di sostegno e corsi di lingua aperte a tutti coloro che vogliano partecipare e collaborare (https://www.facebook.com/BertaCasetta/). 

In chiusura, Alessio Surian (Assemblea Ex Macello) ha sottolineato l’importanza di definire obiettivi comuni ad esperienze in questo ambito in modo da dar vita ad una piattaforma, in particolare per diffondere e sostenere le esperienze di autogestione legate agli usi civici e collettivi, elemento importante (anche se per ora disatteso) del Regolamento patavino.

I partecipanti si sono quindi trasferiti nell’atrio d’entrata per ascoltare il concerto dei Combo Suonda, che ha richiamato anche numerosi passanti in via Cornaro. Il gruppo – che ha introdotto a Padova il linguaggio del “Ritmo con i segni” – era stato l’ultimo gruppo ad aver suonato nei locali sgomberati il 15 gennaio 2020 ed ha fatto riverberare con la propria musica la volontà di continuare a far “vivere” i beni comuni e gli spazi d’incontro cittadini.

ELENCO BENI COMUNI E PATTI STIPULATI (FONTE COMUNE DI PADOVA)

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ASSEMBLEA PUBBLICA “BENI COMUNI: DALLA DEFINIZIONE ATTRAVERSO I REGOLAMENTI ALLA REALIZZAZIONE DI PRATICHE”

A un anno dall’approvazione del Regolamento dei Beni Comuni del Comune di Padova (il 25/10/21), alcuni gruppi di cittadini e cittadine si sono aggregati intorno all’idea che l’individuazione di alcuni beni in quanto “comuni” e la loro gestione condivisa, con le istituzioni e con il resto della comunità, possano costituire un volano verso pratiche che traducano la partecipazione in “interesse” verso il benessere collettivo.

📣La Rete dei Beni Comuni di Padova organizza presso il Parco dell’Ex Macello di via Cornaro il giorno 15 ottobre, dalle ore 17 alle 19, un’assemblea pubblica a cui sono invitate tutte le persone e i gruppi che, a vario titolo, hanno iniziato a pensare alla gestione dei beni (pubblici e non) come comuni, nell’ottica di restituire alle persone una propria “agibilità” nello spazio del confronto anche istituzionale e di favorire la messa in pratica degli strumenti messi a disposizione dall’Amministrazione.

Sarà un’occasione per fare il punto sulle iniziative a Padova e dintorni, quali ad esempio: le Dichiarazioni di uso civico e collettivo presentate a Padova per l’area dell’Ex Macello e di Sala Pinelli; la mozione presentata al Comune di San Giorgio in Bosco contro la richiesta di ampliamento dello stabilimento Acqua Vera; le iniziative di mappatura degli spazi “abbandonati”.

🎺Al termine dell’Assemblea condivideremo con gioia i ritmi della musica dei segni dei Combo Suonda

Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/1307002926796160

Passeggiata all’Ex Macello

vista aerea Ex Macello Padova

Venerdì 23 settembre, alle 17.30, in via Alvise Cornaro 1, l’Assemblea per l’Ex Macello Bene Comune ed ESCA (Esplorazioni Speleologiche Cavità Artificiali) invitano ad una “Passeggiata all’Ex Macello” in compagnia dello speleologo Adriano Menin che condurrà i partecipanti lungo un percorso di scoperta e di memoria dell’area.

Sarà anche un’occasione per fare il punto sulla mappatura online in corso dei Beni Comuni a Padova.

Lettera 30 giugno 2022 Ex Macello

Da: Assemblea di riferimento dell’Area Ex Macello

A:  Dott.ssa Fiorita Luciano, Gabinetto del Sindaco; Assessora Francesca Benciolini; Assessore Andrea Colasio; Assessore Andrea Micalizzi.

RE: Dichiarazione d’Uso Civico e Collettivo del bene comune Ex Macello

Padova 30 giugno 2022

Gentile

vi scriviamo a due mesi e mezzo dal nostro ultimo incontro (in modalità videoconferenza), il giorno martedì 12 aprile pomeriggio e a oltre sei mesi dalla presentazione da parte nostra della Dichiarazione d’Uso Civico e Collettivo del bene comune Ex Macello. 

In questi mesi abbiamo avuto modo di condividere con le Assessore Francesca Benciolini e Marta Nalin le modalità di funzionamento della nostra assemblea e le informazioni di cui disponiamo sull’area, oltre (ripetutamente) alla progettazione che abbiamo realizzato e che dà forma ad un percorso partecipato realizzato nel 2019 e rinnovato nel 2020 e nel 2022.

Ci saremmo aspettati da parte del Comune una verifica sia della Dichiarazione presentata ed un’esplicitazione dell’iter di riconoscimento del bene comune da parte della Giunta, sia delle modalità con cui dar corso alla cura e utilizzo del bene. In data 20 maggio l’Assessora Francesca Benciolini ha comunicato (in occasione di un’assemblea della Rete Beni Comuni all’Ex Macello) la disponibilità di un Vademecum che orienta il lavoro dell’amministrazione in questo ambito: ovviamente, se possibile, saremmo interessati a conoscere questo testo.

In anticipo rispetto all’incontro del 12 aprile, avevamo anche proposto di coinvolgere una parte terza che possa assicurare i requisiti di trasparenza e qualità necessari a stabilire relazioni collaborative e durature fra il Comune e la comunità di riferimento e avevamo segnalato che i requisiti più indicati per tale figura potrebbero corrispondere all’esperienza maturata da una persona come Sergio Lironi di cui sono note le conoscenze e competenze in ambito urbanistico e di processi di coinvolgimento dei diversi attori territoriali. Non avendo ricevuto alcun riscontro, rinnoviamo l’invito a verificare insieme modi e tempi con cui si potrebbe impostare un percorso in tal senso.

Rinnoviamo inoltre la richiesta di poter prendere visione degli allegati (ALLEGATO P2 DELIBERAZIONE G.C. N. 101 DEL 12/03/2021) che riguardano l’Ex Macello relativi alla DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA COMUNALE N. 2021/0101 DEL 12/03/2021 in merito.

Rinnoviamo inoltre l’auspicio di poter accedere liberamente all’area (anche oltre le ore 19.00). 

Cordiali saluti

Assemblea di riferimento dell’Area Ex Macello

Assemblea pubblica del 20 maggio 2022 – Ex Macello via Cornaro Padova

A circa due mesi dalla promozione e sottoscrizione dell’ “Appello per l’approvazione della Dichiarazione di uso civico e collettivo e il riconoscimento dell’area dell’Ex Macello in via Cornaro a Padova come bene comune”, attraverso il quale con più di 1100 firme di cittadini, raccolte in una settimana, si è richiesto all’Amministrazione patavina di riconoscere l’Uso Civico e Collettivo dell’intera area dell’Ex Macello, l’Assemblea di riferimento dell’Ex Macello ha incontrato per 3 volte le Assessore Benciolini e Nalin, con l’obiettivo di riprendere un dialogo interrottosi a seguito dello sgombero avvenuto nel gennaio del 2020. 

Nonostante le Assessore abbiano manifestato piena disponibilità al dialogo e comprensione rispetto a quanto richiesto dalla Assemblea, gli incontri non hanno consentito, come avremmo pensato, di essere individuati come punto di riferimento, insieme ad altri attori, per procedere alla co-progettazione di quanto verrà realizzato nell’area.

Esiste un progetto, cui si è fatto menzione anche nella Commissione Congiunta (Politiche Turistiche e Culturali; Politiche di controllo e garanzie; Politiche del territorio, dell’ambiente e delle infrastrutture) del 4 marzo 2022 a valere su un bando pubblico (PINQuA – Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare), di cui non è stato possibile avere le specifiche tecniche né la tempistica, eventuale, di finanziamento e realizzazione; non è invece stato preso in considerazione il progetto (non esecutivo, ma intanto di proposta delle attività possibili) che vari soggetti, sin dal 2019, avevano presentato all’Amministrazione, prima dello sgombero, con lo scopo di avviare proprio una co-progettazione, fondata sulla partecipazione di tutti i soggetti che a vario titolo avrebbero potuto mantenere l’area viva e utile per tutte le persone del quartiere e non. 

Siamo inoltre stati messi al corrente che i settori competenti (Settore Cultura, Turismo, Musei e Biblioteche) stanno lavorando per portare in Giunta una delibera finalizzata ad identificare dei criteri per la identificazione dell’Ex Macello quale Bene Comune. Anche su questo processo, l’Amministrazione ha scelto di muoversi ignorando (o quanto meno,  non ci  è stata data evidenza del contrario) sia la letteratura giuridica in merito a “come” si individua un bene comune, sia i criteri che come Assemblea abbiamo indicato nella Dichiarazione di Uso Civico depositata presso gli Uffici Competenti del Comune in data 23 dicembre 2021

Abbiamo invece condiviso con le Assessore che almeno la parte praticabile del Parco dell’Ex Macello, quello antistante la Basilica, oggi usato per lo più come parcheggio (l’assenza di parcheggio costituisce un problema non secondario per l’ambiziosa progettazione PINQuA), possa restare nella fruibilità pubblica, essendo fino a ieri quell’area utilizzata soltanto da alcuni soggetti e preclusa ai più, secondo modalità gestionali che si possono definire almeno “poco trasparenti”. Pertanto, oggi l’Ex Macello resta aperto quotidianamente dalle 9 alle 19. 

Per riprendere il filo intorno a tutti questi aspetti; per confrontarci sulle varie esperienze di gestione condivisa di un bene, o di autogestione presenti in città; per individuare una strategia condivisa su come dare valore alla modalità di “uso civico e collettivo” come modalità possibile anche nella nostra città, vi invitiamo ad un incontro pubblico che si terrà Venerdì 20 maggio prossimo dalle ore 17 alle ore 19. Confidiamo per il confronto anche nella presenza all’incontro dei candidati Sindaci e Consiglieri alle prossime elezioni amministrative, cui rivolgiamo con questa lettera invito esplicito. 

Mappatura Collettiva degli spazi abbandonati a Padova

L’eterogeneo arcipelago dei Beni Comuni è da decenni, un tema di studio oltre che un orizzonte di pratiche collettive volte a mettere al centro del dibattito, le comunità e la cura dei territori. La sfida che in questo caso coincide con una domanda, è se queste pratiche possano contribuire a rendere più democratiche le democrazie, se la collettività possa dal basso alzare l’asticella del concetto stesso di partecipazione. In Italia si è assistito negli ultimi anni ad un intensificarsi di studi sul tema, esperienze come quella di Napoli (Asilo Filangeri) insegnano, fanno scuola e soprattutto tracciano un solco. L’uso civico e collettivo ampiamente sperimentato nella città partenopea e frutto di un processo di studio “aperto”, oltre che di formazione e ricerca è la messa in pratica di un ideale che invece di essere marginalizzato viene riconosciuto dalle autorità competenti.Viene quindi lasciato spazio alle comunità di autodeterminarsi e di cimentarsi con le pratiche decisionali che ritengono più opportune e aderenti al desiderio della comunità stessa.

Questo rappresenta ad oggi un unicum sul territorio nazionale.

Così facendo il concetto stesso di territorio inteso come l’insieme delle risorse naturali, sociali e fisiche oltre che delle persone che lo abitano e lo attraversano assume un aspetto centrale. I Beni Comuni nelle loro diverse declinazioni non rappresentano una bolla sospesa, una nicchia intellettuale incapace di interagire con l’ambiente circostante, al contrario si intrecciano indissolubilmente con tematiche che rimandano ad assetti più generali e complessi toccando interessi economici e dinamiche di potere all’interno dell’assetto democratico.   

A Padova è stato approvato un regolamento che tiene insieme alla regolamentazione, la pratica dell’uso civico e collettivo, riconoscendo, per ora, solo sulla carta, la possibilità agli abitanti di autogovernarsi e di gestire collettivamente un determinato spazio identificato dalla stessa comunità come un Bene Comune.

Il tema degli spazi è in questo caso dirimente poiché negli ultimi cinque anni si è assistito  progressivamente allo sgombero dei luoghi che in città garantivano la possibilità di una socialità svincolata da logiche commerciali e di consumo. Luoghi preziosi di cura, di confronto e di responsabilità verso l’altro. Spazi capaci di produrre un valore sociale che impatta sugli ambienti urbani, e non, in cui sono inseriti.  

Padova è una città che già presenta quasi il 50% di suolo consumato, la percentuale più alta in Veneto, che a sua volta è la seconda regione in Italia (Fonte Rapporto ISPRA 2021). Ciononostante la direzione continua ad essere quella di progredire nella cementificazione, come dimostrato dagli 11,15 ha di consumo di suolo tra il 2019  e il 2020. 

La scelta paradossale, quindi, è quella di continuare a consumare una risorsa naturale già compromessa invece di recuperare e rivalorizzare spazi già costruiti ed inutilizzati.

Inoltre, negli ultimi anni si è assistito, come si accennava in precedenza, alla criminalizzazione e allo sgombero di varie realtà che invece questo lavoro di recupero lo stavano facendo, utilizzando questi spazi per dare dei servizi alla comunità, talvolta anche andando a riempire dei vuoti e storture dell’amministrazione. E’ il caso, per citarne alcuni, della Clac in Ex-Macello e di Casetta Berta che si trovava in un edificio abbandonato alla regione.

Come Rete dei Beni Comuni, a fronte del percorso assembleare portato avanti nell’ultimo anno, abbiamo deciso di elaborare uno strumento digitale collettivo, pensato per mappare gli spazi abbandonati sul territorio. La prima ragione che ci ha spinto a concentrarci su questo progetto è perché crediamo sia importante avviare una discussione a livello cittadino riguardo agli spazi abbandonati e alla loro rivalorizzazione, con logiche che vadano aldilà del mero profitto economico. Per creare le condizioni necessarie affinchè questo processo possa svilupparsi al meglio, riteniamo che la disponibilità di informazioni create dal basso e liberamente accessibili sia un elemento fondamentale.

La mappatura vuole essere uno strumento in mano ai cittadini per prendere parte ai processi in atto nella città. Non solo segnalando i luoghi abbandonati, ma anche creando proposte per il loro recupero.

In questo senso, la mappa dei luoghi abbandonati vuole fungere da risorsa per tutte quelle realtà o que* singol* che vogliano avviare dei processi atti a restituire questi spazi alla Città e ai cittadini, avviando iniziative di gestione condivisa dal basso, individuando e animando quindi, dei nuovi “beni comuni”.

Infine, teniamo a specificare che la mappatura, per quanto ideata e realizzata dalla Rete come strumento pratico, è essa stessa un bene comune digitale, è pertanto aperta e a disposizione alla cittadinanza tutta. L’abbiamo immaginata come  un luogo di costruzione collettiva di conoscenza del territorio in cui si abita, liberamente gestito e fruito dalla comunità.  

La mappa è liberamente consultabile a questo link.


Con questo form potrai contribuire alla mappatura partecipativa degli spazi abbandonati a Padova. 

BENE COMUNE SI, BENE COMUNE NO

La natura di alcuni luoghi assume nel corso dei decenni una dimensione emotiva che trascende il tempo e lo spazio, in questi luoghi è possibile sentire, se ci si pone in ascolto, attento e profondo, l’eco dei passi che li hanno attraversati, la memoria trasuda dalle mura di pietra, gocciola tra le venature delle foglie e tra i solchi ruvidi delle cortecce di alberi centenari.

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Ex Macello bene comune: progettazioni e disattenzioni

Il 9 febbraio 2020, a tre settimane dallo sgombero dall’ex Macello di Padova effettuato dalle forze dell’ordine, su richiesta del sindaco, la comunità di riferimento per quell’area animò una giornata in Prato della Valle. In quell’occasione coinvolse centinaia di cittadini nella condivisione di opinioni riguardo ai quartieri e agli spazi pubblici di Padova e raccolse tramite circoli di ascolto e post-it colorati le loro idee per azioni e interventi. Alcuni andarono a commentare la progettazione per la cura e rigenerazione dell’area dell’Ex macello e del suo parco presentata alla giunta comunale nel 2019 e da allora disattesa. Come disattese rimasero le parole del Sindaco Giordani che pochi giorni dopo, il 13 febbraio, dichiarò che la Comunità per le Libere Attività Culturali (CLAC) avrebbe dovuto avere in futuro “un ruolo determinante nel progetto di ripristino dell’area”.

Il percorso di progettazione partecipata con la cittadinanza, articolato in tavoli tematici, era cominciato a luglio del 2019 e si era focalizzato su aspetti quali il parco didattico, la ristrutturazione partecipata degli edifici, l’avvio del Museo della storia dell’informatica, la Biblioteca. Una progettazione presentata insieme ad un video all’amministrazione (gli assessori Benciolini, Colasio, Lorenzoni, Micalizzi, Nalin) insieme ad una ventina di Manifestazioni di interesse (tra le quali anche quella di Labsus). Nessuna risposta.

Ma quella progettazione torna d’attualità oggi, a oltre due anni dallo sgombero, perché nel frattempo il Comune di Padova ha deciso di promuovere i “beni comuni” e gli “usi civici e collettivi” con un regolamento ad hoc approvato a ottobre 2021. E l’Ex Macello e la sua comunità di riferimento nel “bene comune” e negli “usi civici e collettivi” calzano a pennello. Vorrebbe quindi il regolamento che, di fronte ad una Dichiarazione di bene comune e di d’uso civico e collettivo come quella presentata per l’Ex Macello il 23 dicembre 2021, si attivasse un tavolo di co-progettazione dell’area aperto alla cittadinanza. Non è quello che ha fatto la giunta, ma un’ampia e molto qualificata raccolta firme (oltre 1100 in una settimana) promossa della locale Rete Beni Comuni ha riportato i riflettori su questa esigenza. 

“Faremo il progetto insieme” aveva dichiarato il Sindaco Giordani il 13 febbraio. Invece il progetto il Comune non ha dato alcun segnale di co-progettazione e ha pubblicizzato a mezzo stampa più volte una sua “mappa” dell’area funzionale ad un progetto per ottenere i finanziamenti messi a bando dal Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare (PINQuA). Il programma ha come obiettivo principale migliorare la qualità abitativa delle case pubbliche (case popolari). Il progetto del Comune, che riguarda la zona Stanga “Costellazione Portello” associa alle residenze tra via Moscardin e via Marzolo un piano per un Museo della scienza in via Cornaro: rimane poco chiaro come possa contribuire alla qualità abitativa di case popolari.

Ora la Dichiarazione d’uso civico, da un lato, e l’ampio sostegno ricevuto dall’appello al riconoscimento della Dichiarazione e dell’Ex Macello quale bene comune suggeriscono che la progettazione partecipata realizzata nel 2019 torni d’attualità. La presentiamo qui di seguito, insieme alle prime note che la comunità di riferimento ha apportato nel corso del 2021, anche a seguito del successo di pubblico che ha incontrato la mostra realizzata con una selezione delle macchine informatiche che dovrebbero trovare posto in un museo ad hoc proprio all’interno dell’area.

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Ex Macello – Comunità di pratiche per la rigenerazione urbana

Indice

  1. Ideazione del progetto: CLAC – Comunità per le Libere Attività Culturali (2019) e Comunità Ex Macello (2021-22)
  2. Storia della CLAC e dell’Ex Macello
  3. Progetto per lo sviluppo partecipato dell’area dell’Ex Macello (2019)
  4. Piano delle attività
  5. Sostenibilità

1. Ideazione del progetto: CLAC – Comunità per le Libere Attività Culturali (2019) e Comunità Ex Macello (2021-22)

L’attuale comunità di riferimento dell’Ex Macello, l’assemblea che ha presentato la dichiarazione di uso civico dello spazio è il precipitato di tante esperienze che hanno animato e collaborato con CLAC associazione di Associazioni ambientaliste e culturali senza scopo di lucro, apartitica e aconfessionale, fondata a Padova nel 1975.   In continuità con quanto è stato sviluppato negli anni e tenendo conto della memoria storica dell’ex macello presentiamo il seguente progetto frutto di un percorso di progettazione partecipata svolto con la cittadinanza a partire da luglio 2019.

Scopo della Comunità è da sempre quello di fornire supporto ai concreti problemi sociali della popolazione attraverso attività di formazione, ricerca, condivisione di buone prassi e azioni di solidarietà, sempre volte a sottolineare principi di cooperazione e di sostenibilità. 

Tra i principali obiettivi che la comunità da sempre si prefigge vi sono la salvaguardia del Parco dell’ex Macello e la conservazione dei fabbricati che esso ospita. Questi obiettivi sono stati perseguiti nel corso degli anni dalle diverse realtà che hanno in diversi modi partecipato a salvaguardare l’area, in collaborazione con singoli e gruppi esterni sensibili ed interessati alla cura del territorio. 

Di particolare rilievo è la realizzazione, nella prima metà degli anni Ottanta del secolo scorso, di quello che fu forse il primo Parco Didattico per l’educazione ambientale realizzato in Italia, con proposte di visite guidate per gli studenti e corsi di formazione per gli insegnanti. 

L’attuale comunità di riferimento in piena continuità con la memoria storica del luogo ci tiene a sottolineare come in più di quarant’anni di attività si è vista da sempre impegnata su più fronti, la CLAC: 

– ha costituito una Biblioteca che conta oltre 20.000 volumi con sezioni su Ambiente e Cultura Veneta, Informatica (3000 volumi, di cui 1700 già catalogati), Patrimonio Internazionale nonché una sezione internazionale per l’infanzia, biblioteca che è stata riconosciuta dalla Regione del Veneto come Istituto di Interesse Locale in base alla Legge Regionale 05/11/1979 n. 82;

– ha raccolto strumenti scientifici storici, apparecchiature informatiche per il Museo Didattico di Storia dell’Informatica FMACU-UNESCO con l’intento di offrire supporto per una lettura corretta della storia e della funzione sociale dell’informatica; in relazione al Museo vanno considerati alcuni temi, anche economici, legati a:

a) movimentazione, immagazzinamento e/o smaltimento di tutto quello che non è funzionale per il Museo;

b) movimentazione e pulizia di quello che andrà esposto;

c) allestimento (arredamento, illuminazione….) delle zone espositive.

Attualmente il materiale è stivato su più piani nell’edificio T-est adiacente al planetario, nell’edificio ex-Scout su due piani, e frigo. Inoltre, ci sono 4 container riempiti durante lo sgombero 2020 presso i servizi e due presso l’ex Museo che non abbiamo mai potuto visionare. Sappiamo per certo che nei primi quattro ci sono alcune decine di pezzi importanti di grandi dimensioni. 

La “Mostra per il Museo…” ha avuto un successo importante con circa 1000 visitatori, abbiamo esposto circa 50 macchine. Ne abbiamo però già ora più di 300 quasi pronte che meriterebbero di essere esposte. La soluzione ideale per il “Museo…” permanente sarebbe ovviamente la Cattedrale. Un’ alternativa per spazi espositivi, magazzino, laboratorio di restauro potrebbero essere:

1) l’edificio ex-Museo di recente parzialmente restaurato, anche se di non facile utilizzazione visto la “foresta” di colonne al suo interno che ostacola gravemente l’allestimento;

2) l’edificio ex scout;

3) l’edificio ex frigo.

È indispensabile avere uno spazio che possa fare da magazzino di transito e laboratorio restauro, almeno finché non si arriva a far partire il Museo. 

– ha promosso e contribuito operazioni volte al recupero e alla salvaguardia delle opere  dell’uomo e della natura, in Padova e nel Parco dell’ex Macello, tanto quanto operazioni  rivolte alla salvaguardia del patrimonio culturale e al miglioramento delle condizioni di  vita nella città di Padova e ben oltre, con operazioni anche in campo internazionale, come  la promozione di siti di straordinario interesse antropologico tramite l’operazione Amici dei  Tesori del Mondo, la promozione del restauro degli edifici del Macello o il contributo  fondamentale che diede per la realizzazione della rete fognaria della città di Padova per la  creazione del Museo Civico e l’avvio del nuovo Archivio di Stato.  

2. Storia della Clac e dell’ex Macello

Il complesso dell’ex Macello di Via Cornaro, che occupa una superficie di circa 17.000 mq, è compreso tra il canale di S. Massimo a NNE, la cinta muraria a SSE e Via Alvise Cornaro ad Ovest. L’architettura del Macello nasce nel 1904 ad opera dell’architetto Alessandro Peretti, ingegnere capo dell’Ufficio dei lavori Pubblici, per rispondere all’esigenza di ammodernare il macello esistente, progettato da Giuseppe Jappelli e diventato ormai insufficiente agli 80.000 abitanti del Comune di Padova. 

Per garantire “la salubrità della zona” il Genio Civile impose una sopraelevazione di m. 1,5 dell’area tramite interramento […] utilizzando la terra prelevata dai terrapieni delle mura cinquecentesche fino a Santa Giustina e trasportata con carrelli che partivano da Porta Liviana su rotaie [Dal Piaz, 1989]. 

L’attività di macellazione, inaugurata il 7 settembre 1908, proseguì fino ai primi anni Settanta del secolo scorso, quando si assistette al suo definitivo trasferimento nel nuovo impianto di Corso Australia avvenuto nel 1975. È di questi anni (autunno ’72) il recupero, a opera del Club Sommozzatori Padova, di tre piroghe dal Bacchiglione […] ciò offrì l’occasione […] di scoprire il grande Parco che circonda gli edifici e che, per l’abbandono, stava ritornando allo “stato naturale” (Il Gazzettino 17/11/1971). 

Nella primavera dell’anno seguente il WWF riuscì a farsi ospitare nei locali superiori della stalla degli ovini e diede inizio, in collaborazione con alcuni professori universitari di Padova e con altre associazioni naturalistiche e culturali, ad una campagna di sensibilizzazione con proposte di  destinazione a Parco Didattico dell’area verde con primi interventi di pulizia del Parco stesso. 

Il proliferare delle attività attorno a questa iniziativa e la necessità di collegarle e coordinarle, determinò la costituzione nel settembre del ’73 di un comitato promotore per la fondazione di un’Associazione di Associazioni denominata Comunità per le Libere Attività Culturali, che si proponeva l’unione delle associazioni culturali, nonché il recupero e l’utilizzo dello spazio e dei  fabbricati dell’ex Macello (COMITATO PROMOTORE PER LA C. L. A. C., 1973) [Dal Magro].  

Dal 1974 in poi si susseguirono proposte e richieste ufficiali da parte della CLAC alle autorità competenti per l’utilizzo dei locali e la salvaguardia dell’area, da destinarsi ad attività culturali. Ciò indusse la Giunta Comunale a proporre un concorso di idee “per il recupero e la ristrutturazione dell’area Ex Macello affinché venga destinata ad attività culturali e per l’esercizio delle funzioni svolte dalle varie associazioni culturali democratiche operanti nelle città, prevedendo la salvaguardia delle alberature esistenti” (Comunicato stampa del Comune, 18/6/77). Nonostante ciò poco dopo si dovette assistere, a opera dello stesso Comune, alla distruzione del locale per la lavorazione delle trippe per adibirlo a deposito degli automezzi delle pompe funebri (Il Gazzettino, 09/08/1977); parte dello stesso edificio, più precisamente l’ala nord, a causa dell’incuria e  delle gallerie scavate nel suo sottosuolo dai ratti richiamati dall’attività di macellazione, crollò (Il  Gazzettino, 08/09/1977). 

Nello stesso anno si assistette anche alla prima assegnazione ufficiale di uno degli edifici limitrofi all’area a scopi culturali; l’edificio del 700 situato sopra il ponte delle Gradelle, ospitò la sede dell’Associazione Comitato Mura di Padova, che era rappresentato dalla CLAC (Il Gazzettino, 12/08/1977), la quale poté così continuare la sua attività di salvaguardia della stessa area. 

Nel 1976 la CLAC fu in prima fila nel richiedere con forza all’Amministrazione Comunale di allora l’istituzione della Consulta dell’Arte della Cultura e dello Spettacolo (Giornale del Veneto,11 marzo).  Richiesta accolta dal Consiglio Comunale, con ampio riconoscimento delle forze politiche, due anni dopo (D.C.C. 586 del 27 agosto 1978). 

La sensibilizzazione dell’opinione pubblica spinse, l’anno seguente (’78), le autorità a prendere posizione  sulla destinazione dell’ex Macello; nell’area venne limitato l’accesso al pubblico per la pericolosità degli  edifici e degli alberi e venne approvato un progetto del Consiglio di Quartiere n. 1 “Centro Storico”, di  sistemazione della alberatura che previde l’abbattimento delle piante secche e la potatura di quelle  viventi con eliminazione dei rami pericolosi […]; queste operazioni furono eseguite in presenza di  esperti dell’Università e dell’Ispettorato Forestale dello Stato che rappresentarono il primo nucleo di  una Commissione per il Verde pubblico […] I lavori programmati furono portati a termine  nell’anno successivo (1980), quando si assistette anche all’ingresso ufficiale della CLAC, con  “Lettera di incarico” del Sindaco Merlin, nei locali della attuale sede [Dal Magro]. 

Gli anni successivi videro fiorire svariate attività della CLAC, tra cui quelle del Gruppo Speleologico 

Padovano insediatosi nel 1981, con le sue ricerche in grotta e nella cerchia di mura rinascimentali della città, protrattesi sino ai nostri giorni in collaborazione col Comitato Mura di Padova e col Comune di Padova (progetto Padova Sotterranea, ufficializzato e presentato in Comune nel 2008 – Giunta Zanonato, Ass.re Boldrin). 

Nel periodo che va dal 1984 al 1986 la CLAC, in collaborazione con il Comune e il Comitato Mura di Padova e l’Istituto Edile Professionale di Camin (PD), portò a termine il restauro della sala di macellazione bovini – oggi detta anche cattedrale o, più propriamente, basilica – per destinarla ad esposizioni dell’ex sala macellazione ovini che iniziò il recupero del cosiddetto Corpo a T (Il  Mattino di Padova, 15/04/1988), ad oggi sede del Planetario. 

Nello stesso anno la Regione Veneto riconobbe la CLAC tra le istituzioni regionali di maggior rilevanza culturale e la sostenne con un contributo annuo. 

Nel 1986 l’intera area venne quindi inclusa negli elenchi previsti dall’art. 2 della legge 29/6/39 n.  1497 che la dichiarava vincolata in quanto zona di notevole interesse pubblico [L 1497]. Grazie alle attività di scambio culturale con l’estero e alle iniziative interne delle diverse Associazioni  l’area si arricchì negli anni seguenti di strutture uniche nel loro genere per il territorio padovano: un orto  biologico (1980), una ricca biblioteca con più di 5.000 volumi riguardante in particolare cultura e  ambiente del Veneto, un planetario (1982), la camera iperbarica (1983), un telescopio (1986), due stagni  (198586), un essiccatoio solare e un settore a forma di spirale in mattoni per le erbe aromatiche (1987);  vennero inoltre ristrutturate le coperture di alcuni edifici come lo svuotatoio ventricoli e l’edificio per la  lavorazione delle carni vicino al ponte delle Gradelle. 

Prese così pian piano corpo la realizzazione del programma proposto dalla CLAC e dalle associazioni  ambientaliste consociate di creare in tale area un Parco ecologico-didattico, aperto al pubblico e con  visite guidate […] E’ proprio in quest’ottica che il Parco venne lasciato il più possibile allo stato naturale;  gli interventi si limitarono allo sfalcio e all’introduzione di vegetali tipici della pianura veneta prendendo  come modello la flora caratteristica del “Bosco Olmè” di Cessalto (TV) con l’aiuto e il sostegno di  esperti in Botanica dell’Università (Il Mattino di Padova, 03/09/1987). 

Mentre negli ultimi anni l’ex Macello arricchì ulteriormente la sua dotazione con una serra biotermica (1991), una doccia solare (1991) e una biblioteca internazionale per l’infanzia dotata di 5.000 volumi, il Laboratorio Culturale della CLAC e l’area dell’ex Macello vennero dichiarati e tutelati come  Tesoro del Mondo nell’ambito del decennio Culturale 1988-97 dell’UNESCO (Dakar 1991) (Il  Gazzettino, 10/07/1991). 

Nel febbraio del 1993 la CLAC e il Club UNESCO di Padova ottennero l’incarico di gestire la Segreteria Internazionale della stessa operazione “Amici dei Tesori del Mondo” e di organizzare il primo seminario di formazione sull’argomento (Il Mattino di Padova, 18/05/1993) [Dal Magro] e [Willings]. 

Negli ultimi 15 anni, numerosi sono stati i tentativi da parte della CLAC di instaurare una buona collaborazione con le Amministrazioni Comunali, presentando più di un progetto di manutenzione e rigenerazione del Parco Boschivo Didattico, fino a presentare un’ufficiale richiesta di adozione del parco nel 2013, rinnovata con una nuova proposta nel 2016. Le risposte, quando ricevute, sono state positive; ciononostante, le uniche operazioni effettuate dal comune hanno danneggiato e alterato l’ecosistema presente.  

A causa della mancata manutenzione del verde, l’area del parco viene dichiarata inagibile e le attività delle associazioni li presenti sono costrette ad essere interrotte.   Nel corso del 2019, anche grazie all’ingresso di nuove Consociate si decide di coinvolgere la cittadinanza attraverso un processo di progettazione partecipata per la rigenerazione e riqualificazione dell’area stimolando una ri-progettazione dal basso dell’area.

3. Progetto per lo sviluppo partecipato dell’area dell’ex Macello (2019)

Contesto e metodologia

Dal 2019 il patrimonio storico e culturale della CLAC si è innestato con nuova energia  su istanze contemporanee. La Comunità è interdipendente con il territorio che la circonda così come con il tessuto urbano in cui è inserita. L’area dell’Ex Macello oltre ad avere al suo interno un parco boschivo raro e prezioso per un centro urbano è anche ponte naturale che unisce due quartieri: Portello e Forcellini. Queste caratteristiche, permettono di pensare a questo luogo come punto di riferimento per gli attori sociali che vivono nei quartieri limitrofi, costituendosi come spazio in cui sperimentare una socialità inclusiva e partecipata.  

L’assemblea di riferimento si propone di gestire, in collaborazione con l’Amministrazione, un progetto di ripristino delle aree verdi e delle strutture architettoniche mediante cantieri e laboratori formativi partecipati, riprendendo il modello adottato con successo di coinvolgimento della scuola edile e associando artigiani che possano svolgere attività di formazione sul campo coinvolgendo giovani e soggetti svantaggiati. 

Il modello proposto inoltre vuole configurarsi come antitesi rispetto al modello “Navigli”, offrendo una proposta aggregativa che implichi la partecipazione attiva di tutti gli attori sociali che abitano i quartieri coinvolti e proponendo agli studenti di diventare attori e non solo fruitori dell’offerta culturale che verrà costruita a partire dallo scambio di competenze e saperi con i residenti del quartiere in un’ottica intergenerazionale. 

Oltre alla cittadinanza, verrà incoraggiata la partecipazione delle ONP di Padova e delle reti formali e informali già attive sul territorio, che operano in campi attinenti al progetto, attivando un sistema attraverso il quale all’offerta di competenze e beni corrisponda la possibilità di usufruire di prodotti e servizi da parte della Comunità. 

Il coinvolgimento di persone in stato di fragilità sociale non intende essere di tipo assistenzialista ma, piuttosto, mutualista: ci si propone di coinvolgere direttamente tutti i cittadini interessati alla rinascita dell’Ex Macello dando la possibilità di apportare il proprio contributo, mettendo a frutto le proprie capacità e rendendosi protagonisti e responsabili del progetto complessivo. 

Proposta e pratica progettuale

A seguito di numerose assemblee, la CLAC ha organizzato una giornata (19 luglio 2019) di scoperta dell’Ex Macello durante la quale oltre a raccontare e restituire la storia di questo luogo, è iniziato un percorso di progettazione partecipata con la cittadinanza. Ci si è organizzati in gruppi di lavoro  orizzontali, ai quali hanno partecipato tecnici ed esperti a fianco a membri della Clac e cittadini che  hanno messo a disposizione le loro competenze, con l’obiettivo di permettere alle persone di esprimere  liberamente le proprie necessità, immaginando insieme e confrontandosi sulle possibili attività e  modalità di gestione degli spazi dell’Ex-Macello, partendo da un progetto di restauro conservativo degli  stessi, da sviluppare in collaborazione con l’amministrazione. 

A seguito di questa prima giornata aperta, si è avviato uno studio di fattibilità e di ricerca rispetto alla possibilità di realizzare concretamente l’idea complessiva emersa dai tavoli di lavoro. 

[2021: A seguito dello sgombero, avvenuto il 15 gennaio 2020 (dopo aver precedentemente sottoposto all’amministrazione questo progetto) il percorso di partecipazione dal basso non si è fermato, nonostante la mancanza di una sede e la recente pandemia di Covid 19, la comunità ha continuato ad incontrarsi e a sviluppare l’idea di un uso civico e collettivo per l’area dell’ex macello.]

4. Piano delle attività

Il progetto di recupero sarà articolato in varie fasi che prevedono una costante partecipazione al processo da parte della comunità:

Fase 1

− Lancio di una campagna di crowdsourcing civico con l’obiettivo di raccogliere le risorse e i fondi che permettano il restauro della palazzina, che avverrà contemporaneamente alla necessaria messa in sicurezza del parco con la liberazione dei passaggi e la ri-catalogazione delle piante. 

− Attivazione di un laboratorio permanente di progettazione partecipata che coinvolga la Clac, la cittadinanza e l’ente pubblico, finalizzata alla partecipazione a bandi per la creazione di un’isola verde nel cuore di Padova, modello di sviluppo circolare e comunitario. 

− Messa in sicurezza e messa a norma della palazzina tramite il coinvolgimento di professionisti esperti di auto-recupero e cantieri partecipati e spostamento temporaneo delle attività nella stalla suini. 

− Avvio di collaborazioni con aziende no profit e for profit che si occupano di recupero di scarti, invenduti e rimanenze. 

− Organizzazione di iniziative culturali ad ampio spettro e attività laboratoriali, sulle tematiche del riciclo e dell’economia circolare che prevedano il coinvolgimento delle associazioni del quartiere, degli studenti e dei residenti. 

− Creazione del Salottino Musicale: un appuntamento bisettimanale dove far ascoltare la musica e puntare alla divulgazione dei generi indipendenti e la promozione di giovani artisti attraverso la convivialità.  

− Attività di catalogazione del materiale librario e informatico, per ripristinare le biblioteche e il Museo della storia dell’informatica. 

Fase 2

− Manutenzione di tutta l’area verde, riapertura del parco didattico e restauro dello svuotatoio ventricoli. 

− Allestimento di una cucina industriale, di un laboratorio di trasformazione, di una falegnameria, di una sartoria, di una ciclofficina e di un’officina per la riparazione di elettrodomestici e servizio di noleggio attrezzi per il fai da te artigianale, di una sala prove insonorizzata, di uno  spazio co-working artistico-artigianale-teconlogico e di spazi espositivi. 

− Allestimento di una biblioteca per l’infanzia che preveda anche uno spazio artistico-ricreativo e un’aula studio per studenti medi e universitari.  

− Avvio di un laboratorio di permacultura per la progettazione di un orto sinergico a scopo didattico. 

− Rimessa in funzione del mulino e predisposizione di un progetto di fattoria didattica. − Organizzazione costante di laboratori artistici, di auto-produzione e recupero, di iniziative culturali, musicali e performative promuovendo progetti nati nel co-working e mettendoli in connessione con esperienze esterne all’avanguardia. 

Fase 3

− Ripristino completo del parco boschivo, il quale oltre che ad essere un naturale luogo didattico, renderà possibile implementare un sistema circolare di riciclo e riuso del materiale di scarto. − Organizzazione di un mercato settimanale di piccoli produttori, artigiani e artisti dove verranno distribuiti anche i prodotti realizzati in loco. 

− Uno spazio sarà adibito a free-market: luogo dove chi ha qualcosa che non utilizza può regalare e chi ha bisogno può prendere senza scambio di denaro. 

− L’area di co-working interdisciplinare permetterà lo scambio di competenze tra gli attori interni e chi svilupperà temporaneamente il proprio progetto all’interno della comunità. Il co-working sarà aperto anche a realtà associative, micro-imprenditoriali e nell’ambito della ricerca. − Programmazione culturale annuale. 

Fase 4

− Restauro di altri stabili e creazione del “parco informatico”. 

− Organizzazione di scambi internazionali (attraverso il programma Erasmus +) e coinvolgimento ìdi volontari SVE e di Servizio Civile. 

− Creazione di percorsi turistici naturalistico-culturale-scientifici. 

Risultati attesi

Il luogo diventerà un parco interattivo che dimostrerà con le pratiche che nuovi modelli di sviluppo in sintonia con l’ambiente, con gli abitanti del territorio, che producono valore sociale e comunitario sono possibili e costituiscono un’alternativa al modello economico dominante che produce spreco, inquinamento e abbassamento dei diritti dei lavoratori.  

Un luogo in cui si autoproduce, si recupera e si trasformano gli scarti del sistema industriale; un luogo in cui verrà offerta ai cittadini e ai frequentatori dello spazio la possibilità di partecipare e entrare a fare parte della comunità formandosi negli ambiti per i quali sente di avere più talenti.  Si offrirà uno spazio di aggregazione nel quale creare relazione attraverso la produzione di arte, artigianato, musica, cultura e fruire di ciò che la comunità nel suo insieme produce. Un luogo dove si promuova il valore dell’autodeterminazione del territorio attraverso proposte per azioni concrete di presa di cura collettiva dello spazio. Un incubatore dove mettere in pratica modelli sostenibili per il futuro. Il parco sarà un hub culturale e professionale dove sperimentare nuove tecnologie e permettere a chiunque di mettere in pratica le proprie competenze.  

La vocazione del progetto è quella di creare nuove professionalità, con spinta all’autoimprenditorialità, sui temi dell’economia circolare: numerosi studenti e soci delle associazioni partecipanti avranno la possibilità di mettere in pratica a livello lavorativo progetti avviati per cercare di portare un cambiamento nella tutela dei diritti della terra, delle persone, delle popolazioni. 

In ambito artistico, si darà spazio alla produzione e fruizione culturale “dal basso” capace di creare una comunità di riferimento. Questo si traduce nell’utilizzo degli spazi interni ed esterni con cadenza regolare, da parte di giovanissimi e non all’inizio dell’attività artistica per mostrare o performare le loro opere. Spesso chi inizia un percorso creativo non riesce a trovare spazi dove poter confrontarsi con il pubblico per via di costi elevati o della richiesta di avere già un certo numero di fan. L’Ex Macello, volendo rappresentare inclusività e apertura, potrà offrire gli spazi per potersi esprimere a giovani artisti, nei più svariati campi: musica, fotografia, pittura, scrittura, teatro ecc.., così da poter presentare i propri lavori attivando sia la comunità del Portello che la propria rete relazionale, fungendo infine da ulteriore volano di promozione della rigenerazione dell’area. 

Persone in stato di fragilità sociale saranno coinvolte nelle attività alla pari di tutti gli altri partecipanti e nella predisposizione del progetto si farà molta attenzione a trovare soluzioni per rendere ogni attività massimamente inclusiva. 

L’offerta delle varie realtà presenti nel parco sarà coordinata: il pubblico del planetario troverà un’offerta complementare in campo artistico-culturale-scientifico-naturalistico e un punto di ristoro.  La Clac potrà coordinare le proprie attività culturali con le mostre presentate in cattedrale, organizzando mostre combinate, concerti e performance in concomitanza con vernissage e finissage, dare spazio ad artisti emergenti e coinvolgere artisti già affermati. 

L’intera area sarà alimentata energeticamente anche da fonti rinnovabili. 

5. Sostenibilità

Nella FASE 1 la sostenibilità sarà basata su una campagna di crowfunding e da una programmazione di eventi e laboratori annuale. Si cercheranno finanziamenti specifici per ogni area di sviluppo della fase 2, attraverso attività di fundraising in relazione ai bandi disponibili. 

Tra la fase 1 e la fase 2 si valuterà la possibilità di innestare una struttura organizzativa diversa con una nuova natura giuridica. 

Dalla FASE 2 alla FASE 4 la sostenibilità del luogo si baserà sulle attività produttive svolte in loco a partire da scarti di produzione e materiali di recupero (in modalità up-cycling), dai mercati dei piccoli produttori, dalle attività laboratoriali e culturali, promuovendo e proponendo un sistema economico inclusivo che si possa basare anche sullo scambio di competenze, beni e materiali. Durante gli eventi sarà presente un punto ristoro a norma che verrà gestito nella forma di circolo culturale. Si proseguirà con le attività di fundraising e ricerca di linee di finanziamento a cui partecipare in forma congiunta con l’Amministrazione. 

Abbiamo identificato come possibili linee di finanziamento: 

− bando Culturalmente della Fondazione Cariparo; 

− bando Culturability e Funder 35 di Fondazione Cariplo; 

− fondi FESR e FSE; 

− fondi europei a gestione diretta (programma Urbact, Life, Erasmus+, Creative Europe); − bandi SIAE; 

− bando della Chiesa Valdese; 

− altre linee di finanziamento provenienti da fondazioni private o bandi ministeriali (es. Fondo Innovazione Sociale).

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